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Sabato 03 Dicembre 2016

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Immagini dello stato in cui si trovano i quartieri della città in questi giorni
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Quartieri sepolti
dall’immondizia

Latina

Le temperature autunnali di questi giorni sono di grande aiuto sul fronte olfattivo, ma l’impatto visivo è tremendo, offensivo. Le periferie della città sono sommerse di rifiuti, coi cassonetti pieni da giorni e letteralmente sommersi da cumuli di sacchetti che i cittadini sono costretti ad abbandonare a terra, ormai senza più attenzione alle regole della differenziata. La percezione è che Latina Ambiente, in un momento complicato per la vita dell’azienda che si avvia alla liquidazione, abbia tirato i remi in barca. 

Le zone più trascurate
sono quelle periferiche,
in particolare
i quartieri Q4 e Q5.

Ma sarebbe una contraddizione, visto che il socio di maggioranza della spa è il Comune di Latina, il cui interesse prevalente è quello di tenere la città in ordine e dunque di far funzionare al meglio la raccolta dei rifiuti quotidianamente prodotti dai cittadini. Proprio nei giorni scorsi il Commissario straordinario Giacomo Barbato ha incontrato i sindacati che rappresentano i lavoratori della Latina Ambiente, e dopo aver condiviso con loro le preoccupazioni sul futuro dei dipendenti nonché assicurato l’impegno dell’amministrazione per garantire i livelli occupazionali, aveva rivolto un invito al senso di responsabilità e alla massima collaborazione per garantire il servizio alla città. 

Quello che stiamo vedendo in questi giorni per strada è invece il segnale di un atteggiamento di rottura, che trova una implicita conferma nello stato di agitazione dei dipendenti di Latina Ambiente che pare abbiano promosso l’astensione dagli straordinari, coi risultati di cui stiamo parlando. E’ chiaro che lo sciopero degli straordinari è la risposta ai fatti di questi giorni, ma non dovrebbero trascurare, lavoratori e sindacati, che si è giunti a questa situazione chiudendo un occhio, a volte due, su vent’anni di gestione politica della spa. 

Adesso che si cerca di fare chiarezza, chiamando le cose col loro nome e adottando misure forse inevitabili, si mette in moto la protesta, colpendo primi fra tutti i cittadini, proprio quelli che da vent’anni, una bolletta sull’altra, hanno tenuto in piedi un’azienda che forse non ha dato il massimo.

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