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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Sopra l’arresto di Angelo Travali
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Don’t touch,
l’impianto regge

Latina

L’impianto probatorio dell’operazione Don’t touch ha superato il primo esame in aula, quello sostenuto davanti ai giudici del Riesame di Roma. A parte le posizioni di Natan Altomare e del suo giardiniere romeno Caldararu - sulle cui scarcerazioni con annullamento delle ordinanze di custodia cautelare si attende la motivazione delle toghe capitoline - non ha vacillato l’associazione a delinquere configurata dagli inquirenti sulla base delle indagini condotte dalla Squadra Mobile.

L’ultima tornata di esposti, la cui riserva è stata sciolta venerdì, ha alleggerito la posizione delle figure di spicco dell’ala militare, ma ciò non vuol dire che personaggi del calibro di Angelo e Salvatore Travali siano stati considerati del tutto estranei a determinati episodi: per alcuni capi di imputazione sono decadute le esigenze cautelari, ma ciò non vuol dire che in fase processuale saranno risparmiati dalle accuse considerate oggi più traballanti.

Sono decadute
le esigenze
cautelari per alcuni
capi d’imputazione
ma restano in carcere.

 Se a Salvatore Travali è stata negata l’aggravante nelle estorsioni ad alcuni commercianti del centro, per il fratello maggiore Angelo è stato annullato l’arresto legato al capo d’imputazione riguardante la gambizzazione del tabaccaio Marco Urbani. E per entrambi sono decadute le esigenze cautelari anche per il possesso delle due pistole trovate un mese prima degli arresti in casa di un’insospettabile anziana. Per quei reati comunque restano entrambi indagati, ma evidentemente gli elementi di prova non sono così schiaccianti da supportare la custodia cautelare in carcere. Ma al tempo stesso non sta a significare che l’associazione a delinquere fosse estranea al ferimento del negoziante o peggio incapace di esprimere la potenza di fuoco configurata dai sequestri di armi.

 Per il tabaccaio ad esempio la partita non è ancora chiusa: non solo sullo scooter utilizzato dal killer sono state trovate tracce genetiche di una sorella dei Travali, ma tra le due pistole trovate in casa della pensionata ce n’è una compatibile con l’agguato del luglio 2014. Parliamo infatti di una Beretta 9x19, lo stesso calibro impiegato per fare fuoco quel pomeriggio e tutt’altro che comune visto che è in uso esclusivamente alle forze dell’ordine. Risultano determinanti, quindi, i riscontri balistici disposti per comparare l’arma sospetta con bossoli e ogive trovate nel tabacchi.

 Come determinanti si prospettano le analisi genetiche necessarie a stabilire chi ha maneggiato la pistola prima di affidarla all’anziana custode. Ad inchiodare Angelo c’è sempre il commento del fratello Salvatore, lo scorso febbraio, dopo che i loro nomi erano stati accostati dalla stampa all’agguato di via dei Mille: «Guarda che così mica ti sputtani eh.. Hai sparato a uno!».

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