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Martedì 06 Dicembre 2016

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Avviata la prima indagine  sui braccianti che respirano veleni
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Avviata la prima indagine
sui braccianti che respirano veleni

Latina

Due braccianti indiani arrivano al pronto soccorso dell’ospedale di Terracina con chiari segni di intossicazione alle vie respiratorie ma anche alle parti di epidermide più esposte. Lavorano nei campi e nelle serre. E’ successo ad aprile scorso e il caso non è rimasto isolato, anzi il trend di ricoveri analoghi anche in altri punti di primo soccorso del triangolo Terracina-Latina-Sabaudia ha portato l’Istituto Zooprofilattico di Latina ad aprire un dossier sulle conseguenze dell’uso eccessivo e/o scorretto dei fitofarmaci in agricoltura. E’ la prima indagine di questo tipo e arriva certamente con molto ritardo ma parte nonostante i tagli drastici già praticati sul budget destinato ai controlli e alla formazione di imprenditori e lavoratori.

Da due anni  obbligatorio
avere il tesserino
rilasciato dopo
un corso ad hoc.

In teoria per utilizzare prodotti chimici di qualunque natura e concentrazione nelle attività agricole è indispensabile avere il tesserino che attesta la preparazione tecnica e la conoscenza dei rischi che si corono nonché delle precauzioni necessarie. Tesserino che viene rilasciato dalla Casa dell’agricoltura, soggetto di diritto pubblico autorizzato dalla Regione Lazio. Ma l’obbligo del tesserino vige da due anni. E comunque non tutti coloro che lavorano direttamente sui campi hanno ancora il tesserino.

Che la parte più debole di questa complicata filiera siano i braccianti e in specie gli immigrati indiani, che rappresentano quasi il 90% degli impiegati del settore, è il lato più oscuro di quella che è, comunque, la prima vera verifica ufficiale sulle condizioni in cui lavorano i braccianti. Finora era emerso altro e pur sempre un mondo duro, fatto di uso di droghe per sopportare la fatica, condizioni assurde in assenza di contratto, nessun diritto sindacale, sfruttamento, retribuzione in cambio di permessi, alloggi al limite della vivibilità. Ma era rimasto indietro, nascosto, il nodo sanitario, portato a galla quasi involontariamente dagli stessi braccianti che non hanno denunciato cosa sono costretti a respirare; 

I più colpiti sono
gli immigrati indiani
Molti di loro non sanno
quali rischi corrono.

semplicemente sono finiti in ospedale per i sintomi da intossicazione e la Azienda sanitaria locale questa volta non ha potuto chiudere gli occhi ed è stata probabilmente costretta a trasferire i referti dei pronto soccorso all’Istituto zooprofilattico. E’ cominciata così l’inchiesta interna sulla salute degli «operatori agricoli della provincia di Latina». Era impossibile continuare ad ignorare il numero crescente di indiani che viene ricoverato e curato ogni settimana per le conseguenze dell’uso dei pesticidi, alcuni dei quali sarebbero anche vietati per le conseguenze che hanno sulle colture. 

E’ il capitolo di un’altra battaglia, quello sulla trasparenza delle sostanze ancora usate nel settore agricolo, che pure ha fatto notevolissimi passi in avanti circa la tutela della salute e dei consumatori in relazione agli additivi e alle sostanze chimiche utilizzate, tanto che un numero crescente di aziende riesce ad ottenere il certificato sulle colture bio.

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