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Domenica 11 Dicembre 2016

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Una legge per salvare  i braccianti
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Una legge per salvare
i braccianti

Latina

Dopo almeno due anni di battaglie, numeri, dossier un pezzo di proposta per migliorare le condizioni di vita e lavoro dei circa 10mila braccianti che lavorano in provincia di Latina approda dentro un ddl che in modo più organico si occupa del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori in nero. La decisione è stata assunta venerdì dal Consiglio dei Ministri e risponde alle moltissime campagne di informazione e alle denunce di sindacati e associazioni.

Un pressing cui ha partecipato attivamente l’associazione In Migrazione con i dati della provincia di Latina, tra i peggiori, i più crudi, accompagnati anche dai numeri sull’uso di doghe crescente nella comunità indiana per far fronte alla fatica. «Abbiamo documentato in questi anni le condizioni di lavoro nella pianura pontina - dice il sociologo Marco Omizzolo, che a questo tema ha dedicato inchieste e approfondimenti sentendo i diretti interessati, i braccianti - e crediamo che sia cominciato un percorso che può portare alla trasparenza ma soprattutto a introdurre la legalità in questo mondo sommerso che tiene in piedi un intero settore economico, quello della nostra agricoltura».

E Sel rilancia:
adesso zoom
sui nuovi interessi
delle organizzazioni
criminali.

Intanto ieri il responsabile regionale di Sel per l’agricoltura e l’ambiente ha ricordato che proprio l’agricoltura pontina sta diventando la nuova frontiera da conquistare per le organizzazioni criminali già radicate sul litorale e che finora hanno investito nel cemento e nel commercio. «Come più volte denunciato - dice Claudio Pelagallo di Sel - le consorterie criminali si sono impossessate di pezzi di economia del litorale laziale con un’aggressione all’ambiente senza precedenti e con affari nella speculazione immobiliare, nel ciclo dei rifiuti, nella gestione delle concessioni balneari, delle cave, fino ad arrivare ad aziende agricole e mercati ortofrutticoli.

Una situazione grave che conferma la necessità di rafforzare un’ azione comune di tutti quei soggetti economici e sociali, le associazioni antimafia e i presidi di legalità che assieme a magistratura e forze dell’ordine, si oppongono nei territori della nostra regione al cancro dell’illegalità». Tra le proposte che accompagnano il nuovo decreto c’è anche quella di considerare l’aggravante di tipo mafioso nella valutazione dello sfruttamento dei lavoratori in nero quando questo si estende ad un numero elevato di braccianti.

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