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Sabato 10 Dicembre 2016

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Scandalo fallimenti, ecco la "versione" di Antonio Lollo sul Mirasole
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Scandalo fallimenti, ecco la "versione" di Antonio Lollo sul Mirasole

Latina

Non è chiaro se a segnalare alla Procura di Perugia lo scandalo del fallimento Mirasole siano stati gli ispettori inviati nel tribunale di Latina dal Ministero all’indomani degli arresti di Lollo e gli altri, o se sia stata invece una mano esperta e bene informata, interessata a che fosse fatta chiarezza sui passaggi azzardati di quella procedura.
Ma la sostanza non cambia.
Leggendo gli atti dell’inchiesta, si comprende agevolmente che i magistrati umbri sono soprattutto interessati al passaggio delle tangenti piuttosto che ai procedimenti da cui le mazzette traggono origine. E così, quando nel corso dell’incidente probatorio del 24 settembre scorso l’ex giudice Antonio Lollo riferisce con dovizia di particolari, e con qualche svista tecnica, cosa accadde attorno alla vicenda del fallimento Mirasole, l’interesse degli inquirenti è quello di portare l’indagato ad ammettere di aver intascato 25mila euro da Marco Viola (altri 25mila euro erano destinati allo stesso Viola e a Marco Rini), tralasciando di approfondire la materia sulla transazione con Unicredit

Ecco cosa riferisce Lollo al pm Casucci a proposito del fallimento Mirasole.
«Viola mi disse che c’era stata una cessione del credito di Unicredit in favore di una società facente riferimento a una tale Giorgio... un cliente del dottor Rini, e quello che disse a me Viola, e che poi materialmente fece, è che aveva concordato a seguito di questa cessione del credito (in realtà Lollo avrebbe dovuto dire a seguito della transazione, ndr) una dazione di 50mila euro, venticinque per me e 25 per loro... Il problema non era tanto tecnico, perché la cessione del credito è un atto banale che non rientra neanche nella disponibilità del potere del giudice. Si annota, si comunica e via. Il problema è che lì il credito aveva un problema materiale piuttosto che tecnico, in quanto non si era perfezionato uno dei piani di riparto che aveva soddisfatto soltanto il 75% Unicredit. Non perfezionandosi quel piano di riparto, il curatore (Carlo Romagnoli, ndr) materialmente non poteva predisporre un nuovo piano di riparto per corrispondere l’ulteriore 25% di credito, e quindi soddisfare interamente il cessionario acquirente del credito, la società di questo tale Giorgio (Barbato, ndr). Ma non c’è soltanto questo. Il problema era un altro anche, e quello ho dovuto risolverlo io con il curatore. Gli pendeva un’opposizione allo stato passivo, pendente in Cassazione (in realtà è la Corte di Appello, ndr) tra Unicredit e la curatela. Si stava cercando di definire bonariamente questa transazione, in modo che si disincagliasse questo credito, la società del Giorgio percepisse tutte le somme che gli spettavano e sottoscritto, poi, gli venisse retrocessa (a Viola, ndr) la somma di 20 o 25 mila euro come poi avvenne».
Nell’interrogatorio si inserisce il pm Duchini, chiedendo a Lollo se lui avesse autorizzato la transazione del credito. E L’indagato risponde senza esitazione: «Sì, e mi attivai per la definizione bonaria... se io non mi fossi attivato con il curatore alla rinuncia agli atti...ma credo sia stato già chiarito nei pregressi interrogatori». In effetti Lollo aveva già parlato del caso Mirasole nel corso dell’interrogatorio del 31 marzo 2015, dieci giorni dopo l’arresto, riferendo della tangente di 50mila euro che tale Giorgio Barbato sarebbe stato disposto a pagare per favorire l’acquisto del credito. «In particolare - dice testualmente Lollo - io ho autorizzato la cessione del credito da Unicredit ad una società di cui non ricordo il nome su proposta del curatore. Intendo precisare - aggiunge Lollo - che non ho alcun elemento per ritenere che il curatore abbia fatto parte di alcun accordo illecito. Dopo l’autorizzazione da parte mia alla cessione suddetta, Viola mi consegnò 20 o 25mila euro in contanti, non ricordo se in una o più soluzioni, riferendomi che si trattava della mia parte».
Raccontata in prima persona da Lollo, la storia della tangente sul fallimento Mirasole non rende pienamente giustizia di quanto è accaduto in quella procedura, perché lo scandalo non sta nella cessione del credito operata da Unicredit a favore della società di tale Giorgio Barbato (atto banale che non attiene ai poteri del giudice, come dice lo stesso Lollo), ma nella transazione che lo stesso Lollo approva su richiesta del curatore Carlo Romagnoli, malgrado il creditore non abbia chance di ottenere alcunché dal fallimento. Illuminante un passaggio dell’interrogatorio del 31 marzo 2015, quando Lollo dice: «Viola criticò Rini perché in prima battuta aveva chiesto troppo poco per la cessione del credito per il fallimento Mirasole». Una critica che ha un senso, visto che la società di Giorgio Barbato ha ottenuto dalla curatela, grazie ai buoni uffici di Lollo, 2,9 milioni di euro.

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