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Sabato 10 Dicembre 2016

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Cda Acqualatina, le reazioni: Pd furioso per la spartizione targata centrodestra
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Latina Bene Comune: Acqualatina è piena di conflitti d'interesse

Latina

Il movimento Latina Bene Comune guidato da Damiano Coletta attacca la società che gestisce il sistema idrico in provincia. E lo fa elencando gli ultimi conflitti d'interessi che sembrano comparire dietro al nuovo consiglio di amministrazione e tra le pieghe del progetto di cessione delle quote del socio privato. 

"Le recenti vicende societarie, tutte accadute in queste settimane, evidenziano lo stato pietoso nel quale è stata condotta la credibilità di Acqualatina dalla lottizzazione dei partiti - afferma con una nota il movimento Latina Bene Comune - La prima riguarda le dimissioni di tutti i membri di parte pubblica del Collegio sindacale nominati il 14 dicembre scorso: dimissioni che ora rendono necessaria una nuova assemblea dei soci per le nuove designazioni. La seconda è rappresentata dall’accordo politico ormai raggiunto per il passaggio all’Acea (di proprietà al 51% del Comune di Roma) delle azioni private in mano ai francesi di Veolia: risulta evidente il ruolo dell’attuale Amministratore Delegato di Acqualatina, uomo notoriamente legato al PD, che è stato ed è sempre “di casa” anche in Acea. A questo passaggio poi è legata anche la terza vicenda: la presunta forzatura effettuata lo stesso 14 dicembre dai Sindaci di Forza Italia con la nomina dei tre rappresentanti di parte pubblica nel CdA di Acqualatina.

 

Da una nostra verifica si nota come alcuni Sindaci continuano a “razzolare” in modo ben diverso rispetto a quanto predicano in pubblico. Infatti, in base all’attuale Codice Etico della società, le tre persone elette avevano ben poche caratteristiche per essere designate.

Il Codice in questione, adottato giusto tre anni fa ai sensi del D.Lgs 231/2001, in particolare  contiene norme che obbligano l’azienda a comportamenti di trasparenza, onestà e correttezza nei confronti dei suoi soci. Tra queste norme c’è quella che impone di evitare accuratamente “qualsiasi situazione di conflitto d’interessi”. Un’indicazione perentoria che però è stata “elasticizzata” nel testo con la frase successiva: ove questo conflitto di interessi sia “inevitabile” (rispetto a cosa non è chiaro), il portatore degli interessi in conflitto deve darne preventiva comunicazione all’Organismo di Vigilanza interna. Un organismo che, per la verità, non è reperibile sul sito della società. In questo quadro di riferimento, già forzato con il riavvio della selezione dei candidati che ha portato alla riconferma dell’avvocato Giuseppe Addessi (anche i sassi sanno perché), è avvenuta la nomina degli altri due componenti di parte pubblica nel CdA.

 

A quanto ci risulta l’Agenzia delle Entrate in passato aveva accertato alcune irregolarità sulle fatturazioni di Acqualatina, poi sanzionate e finite, in ultima analisi, nelle bollette degli utenti. In tal senso Latina Bene Comune si chiede e chiede ai soci pubblici della società, per quale motivo era proprio “inevitabile” la nomina di Rossella Rotondo, cioè dell’ex responsabile dell’Ufficio del Registro di Formia e di incarichi analoghi a Cassino e a Latina, nonché attuale Direttore dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna. Questo ruolo non ha competenze dirette su Acqualatina, ma resta il fatto che il controllore finale, l’amministrazione finanziaria dello Stato, è lo stesso.

 

Sempre in base al Codice Etico della società, la richiesta inoltre va estesa anche al suo coniuge Raffaele Ranucci, ex Assessore alle Attività Produttive del Comune di Formia in quota Forza Italia. Dalle cronache dei giornali risulta tra gli indagati lo scorso mese di marzo nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fallimenti pilotati dall’ex giudice fallimentare del Tribunale di Latina Antonio Lollo. 

 

Inoltre, analoghi motivi etico-morali prima ancora che normativi, impongono altre spiegazioni sulla nomina nel CdA del sig. Michele Lauriola. Oggi collaboratore della Prima Commissione Affari Costituzionali del Senato, è stato Direttore Generale dell’ABECOL, l’Agenzia Regionale per i Beni confiscati alla Criminalità Organizzata nel Lazio, abolita lo scorso anno dalla Giunta Zingaretti. La causa dell’abolizione è stata una pesante valutazione da parte della Corte dei Conti: malgrado lo stipendio del Direttore di 108mila euro l’anno, l’Agenzia era pressoché inattiva fin dalla sua costituzione nel 2009 ed era ormai resa inutile da nuove norme nazionali. La sua nomina all’ABECOL come persona esterna all’amministrazione regionale, era stata reiterata dalla Giunta Polverini dopo una bocciatura del provvedimento da parte del TAR del Lazio per irregolarità nella selezione. Questo dunque è il risultato di tante prediche: la grande rivoluzione annunciata, relativa alla trasparenza e alla competenza dei nuovi amministratori di Acqualatina, si è trasformata nell’esatto contrario di quello che chiedono da sempre i cittadini.

E tutto questo non è più tollerabile".    

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