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Lunedì 05 Dicembre 2016

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La conta dei danni dopo gli incendi
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La conta dei danni dopo gli incendi

Roccasecca dei Volsci

Duecento ettari di montagna distrutti, il rammarico della popolazione

Senza alcuna ombra di dubbio i tre incendi – che poi sono diventati un’unica massa di fuoco – che hanno colpito il territorio del Comune di Roccasecca dei Volsci nella giornata di mercoledì 27 luglio, sono stati tra i più gravi e, di conseguenza, tra i più dannosi, che hanno coinvolto, negli anni, il centro collinare. A ogni stagione estiva si registrano, purtroppo, episodi dolosi che arrecano danni all’ambiente, alle coltivazioni, soprattutto olivicole, e mettono anche in serio pericolo le abitazioni sparse nelle zone della campagna rocchigiana. Ma questa volta il danno è stato davvero enorme. Incalcolabile. Ci vorranno decenni, probabilmente, prima che si rigeneri una flora come quella distrutta ed anche molti anni per ricreare i floridi uliveti rocchigiani.

«La montagna di Roccasecca non c’è più» ci ha detto con gli occhi gonfi di pianto e in preda alla disperazione un componente della locale squadra della Protezione civile. I piromani hanno agito con astuzia e con una logica – non si sa fino a che punto studiata - coinvolgendo due Comuni, Roccasecca dei Volsci e Sonnino, mettendo così in grossa difficoltà tutti gli operatori che sono intervenuti: vigili del fuoco di buona parte della provincia, Corpo forestale dello Stato di Priverno, volontari ed elicotteri e canadair regionali. Non si contano quanti siano stati i lanci di acqua sulla montagna rocchigiana. Ma, alla fine, ancorché in preda alla stanchezza, gli uomini a terra e i piloti hanno fatto tirare un grande sospiro di sollievo a tanti cittadini. Il sindaco di Roccasecca dei Volsci, Barbara Petroni, i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza, e, soprattutto, i cittadini hanno avuto parole di elogio e di ringraziamento per quanti hanno lavorato duramente per aver ragione delle fiamme che partite dalla parte pianeggiante della Fornace hanno raggiunto Monte Curio e la vetta della montagna. 

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