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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Consiglieri unanimi: no a qualsiasi impianto a biometano

Il Comune di Anzio

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Consiglieri unanimi: no a qualsiasi impianto a biometano

Anzio, la mozione

Alla fine di quattro mozioni presentate ne è stata realizzata una ed è stata approvata all'unanimità.

Così è stato deciso durante il Consiglio comunale di Anzio: nel primo pomeriggio di oggi, infatti, è stata votata la mozione che prevede iniziative e provvedimenti per dire un forte "no" all'eventuale nascita di grossi impianti di trattamento rifiuti sul territorio comunale, con annessa produzione di biogas o biometano.

In particolare, i venti consiglieri presenti hanno espresso "la netta contrarietà della città di Anzio alla proliferazione indiscriminata e non pianificata nel proprio territorio di impianti di trattamento di qualsiasi rifiuto per capacità esorbitanti rispetto al reale fabbisogno della città"; dopo di che, hanno intenzione di "perseguire politiche di riduzione dei rifiuti presenti sul territorio", rafforzando la raccolta differenziata e chiudendo il ciclo dei rifiuti alla scala comunale o intercomunale "partecipando in modo attivo alla corretta definizione di ambiti, regole e limiti che disciplinano l'insediamento di impianti di trattamento dei rifiuti".

Alla luce di tutto ciò, il Consiglio - ancora unanimemente - ha dato mandato al sindaco Luciano Bruschini e alla Giunta "di avviare ogni iniziativa d’ordine amministrativo e politico, possibilmente in modo coordinato con altri Comuni, per rappresentare nelle sedi istituzionali della Regione Lazio, e del Parlamento se necessario, la pressante e indifferibile necessità di norme di salvaguardia a tutela delle comunità locali in attesa del nuovo e organico quadro normativo di riferimento dato dal Piano Regionale dei Rifiuti".

Dopo di che si dovranno mettere in atto "tutti gli approfondimenti d’ordine tecnico e giuridico, anche con l'ausilio di esperti qualificati, affinché l’amministrazione di Anzio rappresenti al meglio gli interessi della città nelle conferenze dei servizi in cui sarà chiamata a partecipare ed esprimersi in ogni altra sede utile"; non mancherà la richiesta da indirizzare agli organi sanitari competenti per l’elaborazione di uno “studio epidemiologico di corte” esteso alle aree urbane di interesse e che consenta di comprendere il reale rischio per la salute dei cittadini.

Ancora, sarà premura del sindaco - previo opportuni approfondimenti - avviare ricorsi al Tar o ad altri organi contro i provvedimenti autorizzativi degli impianti di via della Spadellata e di via De Curtis.

Per quanto riguarda il primo dei due impianti, già autorizzato dalla Regione, si dovrà richiedere all'ente "una rivalutazione del suo parere sulla Valutazione Impatto Ambientale, tenendo in considerazione tutte le premesse sopra indicate".

Di tutte queste attività, il Consiglio comunale e la commissione ambiente dovranno essere tempestivamente informate; in più, è stato demandato alla conferenza dei capigruppo presieduta dal sindaco la nomina, entro il 22 febbraio prossimo e con metodo paritetico, "di una commissione di quattro esperti in materia ambientale dell’Università o del Ministero della Salute, affinché indichino attraverso una Relazione Tecnico - Scientifica eventuali rischi per la salute e dettino eventuali distanze e limiti in merito a insediamenti residenziali, scuole e ospedali, ai fini della salvaguardia della salute pubblica, dell’intero ambito territoriale o subambito".

Infine, ma non per ordine di importanza, il 20 marzo 2016 sarà una sorta di "dead line" per un paio di iniziative: la prima riguarderà la predisposizione di una proposta di integrazione e/o variante alle N.T.A. del Piano regolatore generale, finalizzata a chiarire nel dettaglio l’elencazione delle attività pericolose, nocive e/o incompatibili con l’ambiente urbano ed il territorio.

La seconda, invece, riguarderà la modifica del regolamento di Igiene e Sanità, oppure la produzione di uno specifico regolamento comunale, inserendo prescrizioni anche con il contributo della commissione sopra citata, tese ad impedire insediamenti industriali di trattamento dei rifiuti potenzialmente nocivi per la salute dei cittadine.

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