"Di ritorno da un recupero di materiale dalle macerie, fermato dalla Polizia, mi è stato imputato di avere e scopo di 'scasso' e 'sciacallaggio' un piccone, un bancomat, una pinza, un portachiavi con proiettile ed altra attrezzatura da scavo e scalata. Inutile è stato il tentativo di spiegare il motivo della mia presenza lì, nonostante le credenziali espresse direttamente dai Vigili del Fuoco, dall'Esercito Italiano e dalla Protezione Civile (alla quale sono regolarmente iscritto)".

Inizia così il post pubblicato su Facebook dal 27enne di Nettuno - del quale manteniamo l'anonimato avendolo già fatto in occasione della notizia che lo riguardava diffusa dalla Questura di Rieti - in replica alla denuncia avuta ad Amatrice insieme a un uomo abitante a Roma e a uno di Frosinone.

"Si fa presto a far correre la lingua e giudicare. Io, nella mia vita - scrive ancora il giovane nettunese - ho imparato a dimostrare con i fatti che persona sono e l'unico vero sciacallaggio qui è quello mediatico. Ho visto la morte con i miei occhi e ho stretto mano a professionisti e persone straordinarie".

Insomma, forse un grosso equivoco, forse altre circostanze. Sarà la giustizia a fare chiarezza sull'accaduto. A noi, che abbiamo il dovere di raccontare i fatti, non spetta giudicare ma presentare ai lettori entrambe le versioni dei fatti, a garanzia di tutti i protagonisti della storia.