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Venerdì 09 Dicembre 2016

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La lussuosa villa  sequestrata dalla Finanza e nelle disponibilità di Mancini
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Frodi “carosello” nel settore edilizio.
I motivi dell’arresto di Mancini

Nettuno

A distanza di circa 24 ore dall’arresto dell’imprenditore di Nettuno Fernando Mancini, la Guardia di finanza ha diffuso anche le motivazioni per cui l’uomo è stato ristretto ai domiciliari su richiesta della Procura della Repubblica di Velletri e con provvedimento del locale Tribunale. In particolare, le Fiamme gialle di Nettuno - dirette dal capitano Massimiliano Lalli - hanno ricostruito un presunto sistema fraudolento - che attualmente vede indagate 13 persone - che si sarebbe mosso su due fronti, uno relativo alle truffe ai danni di alcuni fornitori e uno inerente le così dette “frodi carosello” nel settore dell’edilizia. 

Secondo le ricostruzioni
delle Fiamme gialle
sarebbero state
perpetrate anche truffe
ai danni di alcuni
fornitori.

La genesi e le presunte truffe. Stando a quanto appreso nella giornata di ieri, l’indagine ha preso le mosse dopo l’incendio dello stabilimento balneare “Belvedere”: mentre i finanzieri cercavano di capire se il rogo fosse doloso - circostanza non riscontrata - hanno ricevuto alcune segnalazioni di fornitori che stavano cedendo materiale utile alla ricostruzione del lido e alla realizzazione di cinque palazzine residenziali in via Achille Grandi - angolo via Capo Carbonara - e che non riuscivano a riscuotere le proprie spettanze, poiché «il pagamento - hanno spiegato le Fiamme gialle - avveniva attraverso l’emissione di assegni non solvibili o cambiali mai onorate e veniva fatta sparire la contabilità al fine di rendere impossibili i controlli».

«Il sodalizio - hanno poi aggiunto i finanzieri - era formato da 13 soggetti che avrebbero creato appositamente numerose società fittizie, intestandole a prestanome, che sarebbero state interposte nei rapporti commerciali intrattenuti dalle società riconducibili al promotore del tutto per l’acquisto dei beni necessari allo svolgimento delle attività imprenditoriali». E questa persona è ritenuta essere Fernando Mancini, l’unico a essere colpito da un provvedimento restrittivo a firma del gip Picca. In più, oltre a essere ai domiciliari, Mancini si è visto sequestrare preventivamente immobili, denaro, titoli di credito e altre forme di investimento per un totale di 588.137,22 euro. «Il valore delle sole truffe oggetto di querela da parte dei fornitori - hanno dichiarato dalla Finanza - è quantificabile in oltre 530mila euro. Tuttavia, mirati accertamenti hanno permesso di riscontrare che le società fittizie avrebbero creato debiti per diversi milioni di euro e alcune di queste sono state già dichiarate fallite dal Tribunale di Velletri». 

Indagate altre dodici
persone.
Sequestrate una Porsche e una villa.

Le frodi “carosello”. Dalle ipotetiche truffe, il discorso si è spostato sulle presunte “frodi carosello”. Secondo le risultanze investigative della Finanza - coordinate dal pm di Velletri Travaglini - gli indagati avrebbero utilizzato le società fittizie “per ottenere indebiti vantaggi fiscali e per evadere le imposte dovute”: in tal senso, sarebbero emersi l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti del valore inferiore ai due milioni e mezzo di euro, con evasione dell’iva di oltre 500mila euro.

«Il sistema di frode utilizzato è quello tipico delle ‘frodi carosello’ - hanno spiegato da piazza Mazzini - ossia l’emissione e l’utilizzo mirato di fatture per operazioni inesistenti al fine di abbattere i redditi dichiarati dalle società reali imputando altresì tasse, imposte e contributi su società che vengono rapidamente portate al fallimento e svuotate di qualsiasi cespite,al fine di rendere impossibile all’erario il recupero di quanto dovuto». 

I provvedimenti. Gli accertamenti sono stati molto lunghi: i finanzieri, tra le altre cose, hanno anche dovuto effettuare verifiche su oltre 60 conti correnti, acquisire informazioni documentali e da persone; al termine del tutto, il gip ha disposto l’arresto per Mancini e il sequestro preventivo di beni riconducibili all’imprenditore, tra cui una lussuosa villa con piscina di oltre 400 metri quadrati, una Porsche Carrera di colore blu e 60mila euro circa in contanti, ritrovati durante una perquisizione domiciliare. 

«Le ipotesi di reato contestate ai 13 indagati,tra i quali un noto professionista locale (un commercialista) - hanno concluso dalla Finanza - sono associazione a delinquere, truffa, ricettazione, bancarotta fraudolenta, nonché l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti». Presumibilmente, per gli indagati, le ipotesi di reato sono a vario titolo. Infine, durante l’attività investigativa, le Fiamme gialle hanno anche scoperto che l’organizzazione si sarebbe occupata di “piazzare” in Italia oltre 37mila tonnellate di pellet da riscaldamento, «oggetto di una truffa perpetrata in Germania, truffando, inoltre, l’ignara ditta incaricata del trasporto». 

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