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Sabato 10 Dicembre 2016

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Variante Piave, per Malvaso  e Di Rubbo chiesto il rinvio a giudizio
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Variante Piave, per Malvaso e Di Rubbo chiesto il rinvio a giudizio

Latina, 6 in tutto le richieste

Sono sei le persone per cui il Procuratore aggiunto Nunzia D'Elia ha chiesto il rinvio a giudizio per i fatti relativi alla variante di Borgo Piave. Si tratta dell'ex consigliere comunale di Forza Italia Vincenzo Malvaso, dell'ex assessore all'Urbanistica Giuseppe Di Rubbo, del dirigente del Comune di Latina Rino Monti e dei tecnici Antonio Petti, Fabio De Marchi e Marco Paccosi. Le ipotesi di reato contestate nell'inchiesta condotta  dal Pm Gregorio Capasso sono: abuso d’ufficio, falso ideologico e abuso edilizio.

Archiviazione, quindi, per gli altri ex componenti della giunta comunale. La valutazione fatta dal magistrato inquirente è che i componenti della Giunta comunale che votarono in due distinte occasioni le delibere per l’adozione della variante al Piano particolareggiato di Borgo Piave sarebbero stati all’oscuro dei dettagli tecnici dell’intervento urbanistico ed avrebbero votato a favore dell’approvazione della delibera rassicurati dalla relazione del collega dell’Urbanistica e dai pareri favorevoli del dirigente dell’Ufficio Tecnico.
L’eccezione è quella di Giuseppe Di Rubbo, assessore all’Urbanistica all’epoca dei fatti: oltre ad essere l’assessore proponente della variante al Ppe-Piave, era stato presente anche nella Commissione Urbanistica che aveva introdotto la riduzione dei volumi relativi ai vani scala e agli androni degli immobili già costruiti, capitalizzando così una nuova quota di cubature da inserire nella variante che le avrebbe poi localizzate nel lotto edificabile di proprietà dell'allora consigliere Malvaso, che avrebbe ottenuto la possibilità di costruire oltre 9.000 metri cubi anziché i 2.900 previsti dal Ppe del 1987. Diversa rispetto agli altri la posizione dell'ex sindaco Giovanni Di Giorgi: nei suoi confronti è stato disposto uno stralcio che rinvia ad un altro procedimento a suo carico per l'ipotesi di corruzione legata all'acquisto di un immobile da una società facente capo all'ex consigliere Malvaso. Essendo il reato di corruzione più grave dell'abuso di ufficio, il primo assorbe il secondo e per Di Giorgi il Pm dovrà decidere appunto se chiedere il giudizio per corruzione e abuso d'ufficio o meno.

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