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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Meyer, il batterista di "Elio" a caccia dei talenti pontini
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Meyer, il batterista di "Elio" a caccia dei talenti pontini

L'intervista esclusiva

Un ritmo piacevolmente diverso è stato scandito nella giornata di venerdì a Latina, dove al Circolo Cittadino non il clacson delle auto bensì le bacchette e le spazzole hanno dato il tempo musicale. Il batterista Christian Meyer, della famosa band Elio e le Storie Tese, tra i migliori drummer in circolazione in Italia, ha infatti tenuto una Masterclass organizzata dall’Associazione Musicale Caetani di Cisterna presieduta da Eleonora Tatti. L’abbiamo intervistato al termine della sua esperienza con gli allievi.
Ha scoperto qualche talento durante la masterclass?
Hanno aderito 40 allievi dai 10 fino ai 50 anni, soprattutto giovani. E’ difficile valutare il talento in un solo giorno, ma in generale il livello è sempre migliore, i ragazzini hanno più input, vanno su youtube, imitano i batteristi e quindi il livello tecnico è più alto. Ma stranamente decresce il livello dell’informazione, c’è meno conoscenza della storia della musica, della tradizione.
Quale musica le piace di più?
In generale mi piacciono i pezzi che hanno groove, quindi sia il jazz, il rock, la fusione e la musica etnica. Sono più legato al mondo del jazz perché arrivo da lì e l’ascolto molto, tipo Chet Baker, Coltrane e Miles Davis, per nutrire me stesso. Ma quando suono la musica ascolto del bel blues e del rock perché ti fanno spingere dal punto di vista energetico un gruppo. Di base ho bisogno del discorso armonico pieno e raffinato.
Dal 1990 lei suona con Elio, come si è trovato con il rock demenziale del gruppo?
Come carattere Elio non è esuberante, è un tipo tranquillo e pacato. E’ il più grande anti-vip ed anti-show, per me il trauma è stato entrare nell’ordine di idee di un gruppo così in cui la musica, che è una cosa seria, viene trattata seriamente ma apparentemente viene presa per i fondelli, abituato com’ero io a entrare sul palco e concedermi al massimo due risolini. Elio mi ha insegnato che nella musica si può scherzare, giocare e non bisogna mai prendersi sul serio. Lo shock iniziale è stato quello di riuscire ad immedesimarmi in un gruppo che aveva tutto questo umorismo pur suonando musica seria.
Come si vive l’esperienza di Sanremo?
Il Festival di Sanremo è una cosa seria con tutto il suo indotto. A noi come gruppo piace perché è vero dalla A alla Z, fai la tua musica, fai delle prove con una vera orchestra di 40 elementi in una sala gigante con tutto a disposizione. E’ un’emozione grandissima non paragonabile ad altre situazioni musicali dove hai l’half playback o qualcosa di finto. La prima prova la fai a Roma, poi a Sanremo per le prove generali con tutti i tecnici per la musica dal vivo. E’ una vibrazione che ti fa dire: questo è suonare! Poi si può discutere sulla qualità delle melodie, ma questo dipende dal coraggio dei direttori artistici che strizzano l’occhio ai ragazzini e alle signore anziane che vogliono un certo genere di musica. Occorrerebbe un pool democratico di veri esperti di musica per una migliore scelta qualitativa dei brani.

(Fonte Latina Oggi del 6 marzo 2016)

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