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Martedì 06 Dicembre 2016

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Spari sul lungomare, il sindaco:
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Una lite prima della gambizzazione

San Felice Circeo

Nelle ultime ore le indagini della polizia sull’agguato consumato a colpi di pistola nella notte tra sabato e domenica a San Felice Circeo sono dedicate al rintraccio di uno dei principali sospettati, un 32enne di Latina già noto alle forze dell’ordine che, proprio come le vittime della gambizzazione, Roberto Guizzon e suo nipote Alessio De Cupis di 47 e 29 anni, si trovava nell’American Bar insieme ad alcuni suoi amici, tutti del capoluogo, considerati i complici del fatto di sangue. Per chiudere il cerchio sul caso e al tempo stesso acquisire elementi utili al rintraccio del fuggiasco, ieri sono state ascoltate altre persone informate sui fatti e si scava nella vita di amici e parenti che potrebbero aiutare il 32enne a sottrarsi alle domande dei detective.
Le testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra Mobile, che seguono il caso insieme agli agenti del commissariato di Terracina, già a poche ore dal ferimento avevano permesso di stabilire che nel locale, durante la festa a base di musica da discoteca, il gruppo di latinensi aveva litigato più volte con altri avventori. Comprese le vittime dell’agguato. Anzi, sembra che il ferimento a colpi di calibro 9 sia maturato per qualche parola di troppo pronunciata dalle parti lese. Una sorta di affronto che i latinensi hanno voluto far pagare col sangue.
A quanto pare i testimoni, persone vicine a Guizzon e De Cupis, come del resto le stesse vittime, continuano a sostenere di non conoscere la persona che impugnava la calibro nove, tantomeno chi lo spalleggiava, ma per i detective della questura non è stato difficile identificarli. Le telecamere della video sorveglianza infatti li hanno ripresi più volte, a quanto pare anche durante le accese discussioni e riconoscerli è stato un gioco da ragazzi per i poliziotti perché sono tutti volti noti. A partire dal principale sospettato, un trentaduenne molto conosciuto in città, sfiorato dall’operazione Don’t touch. Insieme a lui, sono almeno altri due i sospettati: nella sua combriccola oltre al romeno già ascoltato dalla polizia c’era anche un personaggio già balzato agli onori della cronaca per fatti che risalgono agli anni ‘90 e per i quali ha scontato una pesante condanna.
Stando alla ricostruzione degli investigatori, dopo avere litigato in maniera animata all’interno del locale di San Felice, il gruppo di latinensi si sarebbe allontanato dalla pista da ballo, sottraendosi all’obiettivo delle telecamere dell’American Bar per almeno un’ora. I detective ritengono che in quel lasso di tempo si sono mossi per andare a recuperare la pistola che poi hanno utilizzato per fare fuoco, o hanno aspettato che qualcuno glie la portasse fino a San Felice. Un testimone ha riferito comunque che gli autori dell’agguato stavano litigando nuovamente con le vittime all’esterno del locale di viale Europa al Circeo, non lontano dalla porta d’ingresso, pochi minuti prima che il silenzio del lungomare venisse spezzato dai sei colpi d’arma da fuoco.

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