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Lunedì 05 Dicembre 2016

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L’omicida: ho ucciso ancora
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L’omicida: ho ucciso ancora

Aprilia

Rivelazione scioccante di Salvatore Amato: ho strangolato e gettato nel Tevere un clochard polacco per un tozzo di pane

Ha chiesto di parlare con i poliziotti perché voleva confessare il secondo omicidio commesso nella sua vita.
Salvatore Amato, 47 anni, è da tempo ricoverato nel Reparto di Psichiatria dell’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino. Originario di Aprilia dove è nato e ha vissuto, fino al 1998 era un giovane come tanti. Ma nel maggio di quell’anno strangolò la fidanzata, Stefania Gusella e passò sopra il suo corpo con la sua Peugeot per ben due volte. Poi, dopo essere tornato a casa per prendere pala e piccone, la seppellì in un terreno tra Aprilia e Nettuno. Dopo il ritrovamento resse per 4 giorni prima di crollare davanti ai carabinieri. Dopo una condanna a 16 anni, dopo la detenzione in carcere, dopo il ricovero in diverse strutture psichiatriche, Amato da qualche mese si trova ricoverato a Cassino. Cosa lo abbia spinto a confessare non è al momento dato saperlo. Lui avrebbe detto che le voci nella sua testa, le stesse forse che avrebbero portato all’omicidio della povera 23enne ad Aprilia, gli avrebbero detto di uccidere quel senzatetto polacco.
Lo avrebbe incontrato sul lungotevere San Paolo durante una passeggiata. Ai poliziotti del Commissariato che lo hanno ascoltato per oltre tre ore su mandato della Procura ciociara avrebbe spiegato in modo lucido le fasi precedenti al delitto: «Ha rifiutato un pezzo di pane che gli ho offerto. Voleva del danaro. Abbiamo iniziato a discutere e poi ho sentito nuovamente ‘la voce’ che mi diceva di ucciderlo».

L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (30 marzo 2016)
 

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