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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Picchiata perché aiutava i rifugiati politici
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Picchiata perché aiutava i rifugiati politici

Minturno

Sabrina Yousfi, giovane attivista, colpita con un bastone 

Ha dichiarato di essere stata colpita con un bastone Sabrina Yousfi, giovane impegnata in aiuti umanitari nei confronti di rifugiati politici e che proprio per questa attività è stata picchiata a Minturno. A raccontare l'episodio è proprio lei, la vittima dell'aggressione, insegnante di italiano per lo Sprar a Itri. Questo ciò che ha scritto sul suo profilo Facebook un post relativo al gesto violento: “Ieri sera (mercoledì, ndr.) verso l’una di notte, nel parcheggio della Birretta, sono stata aggredita da una persona sconosciuta. Ho ricevuto un colpo in testa con una mazza, si presume di legno. Sto bene, sono stata in ospedale, ma ho solo un grosso bernoccolo. Prima di questo evento ho trovato due bigliettini carini sotto casa di mia madre. Minacce perchè aiuto i migranti. Beh continuerò sempre ad aiutare i migranti. Vigliacco, vigliacco che non sei altro. Io sto dalla parte dei diritti umani non mi spaventi”. Tanti i movimenti politici e le associazioni che hanno espresso solidarietà nei suoi confronti.

Sabrina Yousfi è una giovane laureata in mediazione linguistica e culturale con un'abilitazione all’insegnamento della lingua italiana agli stranieri, nonché una dei giovani scesi in campo  per portare aiuti a bambini, donne, uomini costretti a vivere in condizioni disumane nel campo di Idomeni. Il racconto di questa esperienza è stato in parte riportato in un’intervista a firma di Francesco Samuele sul sito Esseblog e nella quale Sabrina definisce la situazione di Idomeni «indescrivibile... La prima cosa che ti colpisce è l’odore, l’odore che ti sconvolge: c’è un odore di bruciato, costante, oltre a tutti gli altri odori “fisiologici”. Bruciato di plastica, plastica bruciata ovunque che spande una nebbia di fumo su tutto il campo».
«Pensiamo di tornare a Idomeni a giugno prossimo», diceva Sabrina appena tornata al suo lavoro di mediatrice nel progetto dello Sprar del Ministero dell’Interno gestito dal Comune di Itri nei primi giorni di aprile. «Qui a Itri portiamo avanti un programma di cosiddetta seconda accoglienza per i profughi e i richiedenti asilo - dice - è un segmento estremamente importante dell’accoglienza dei rifugiati nel nostro Paese. Avremmo voluto tentare la stessa esperienza anche a Minturno ma purtroppo siamo stati esclusi». Così Sabrina Yousfi, ricostruisce la sua esperienza di mediatrice culturale e linguistica con la passione dei volontari e di chi non crede in un’Europa con muri e steccati, sottolineando che il programma Sprar del Ministero dell’Interno consente di attuare una programmazione reale per venire incontro ai rifugiati, tramite le consulenze di legali, psicologi, medici e aggiunge che non basta accogliere queste persone per ammucchiarle negli alberghi o nei casermoni affidati alle cooperative. E’ un racconto che viene dall’interno di un pianeta complesso: «Credo che ci sia molto da fare soprattutto per capire queste persone».

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