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Domenica 04 Dicembre 2016

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Referendum sulle trivellazioni, pro e contro
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Referendum sulle trivellazioni, pro e contro

Domani si vota dalle 7 alle 23

Una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. E' questo il tema del Referendum che domani, domenica 17 aprile 2016, dalle 7 alle 23, chiama gli italiani ad esprimersi. Per la prima volta nella storia repubblicana il referendum viene proposto dalle Regioni e non come avvenuto in passato, da raccolte di firme di iniziativa popolare. In tutto le assemblee di nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.  L’esito del referendum sarà valido solo se sarà raggiunto il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.


Il referendum non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni, che sono già vietate entro le 12 miglia e continueranno a essere permesse oltre questo limite anche in caso di vittoria dei sì. Nel quesito referendario si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all'esaurimento del giacimento. Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma: e compiere nuove trivellazioni entro le 12 miglia è già vietato dalla legge.


I Comitati per il Sì sostengono che una vittoria dei sì al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Non è chiaro, però, se potranno essere richieste nuove concessioni prima di dover chiudere le piattaforme.

Secondo il Comitato per il No, una vittoria del sì avrebbe poi delle conseguenze sull'occupazione, visto che migliaia di persone lavorano nel settore e la fine delle concessioni significherebbe la fine dei loro posti di lavoro. Nella provincia di Ravenna, ad esempio, il settore dell’offshore impiega direttamente o indirettamente quasi settemila persone.

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