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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Operazione "Just married": i retroscena

Latina

La Squadra Mobile ha sgominato due gruppi di egiziani e marocchini che facevano entrare  i loro connazionali in Italia con matrimoni fittizi e documenti prodotti ad arte

La storia

Gli investigatori della seconda sezione della Squadra Mobile hanno sgominato un’organizzazione che aveva messo in piedi un efficace sistema per fare entrare immigrati clandestini nel territorio italiano con una serie di stratagemmi. I detective del vice questore aggiunto Antonio Galante sono riusciti a individuare due gang, una egiziana e l’altra marocchina che operavano a stretto contatto con alcuni italiani e hanno finito per unirsi, mettendo in condivisione le rispettive conoscenze per ampliare gli affari. Ieri mattina quindi, a conclusione delle indagini, con l’ausilio del personale di Squadra Volante, Reparto Prevenzione Crimine e i commissariati di Cisterna e Velletri, la Mobile ha eseguito undici ordinanze di custodia cautelare, delle quali cinque in carcere e sei ai domiciliari, firmate dal giudice per le indagini preliminari Mara Mattioli su richiesta del sostituto procuratore Daria Monsurrò che ha coordinato le indagini. All’appello manca solo un’indagata che nel frattempo ha fatto ritorno al paese d’origine in Nordafrica.

Il vicequestore Galante: «Un segnale forte contro la tratta degli immigrati»

Una rete di interessi illeciti e connivenze sgominata grazie alle capacità investigative della Squadra Mobile di Latina, ma non solo. Il vice questore aggiunto Antonio Galante ci tiene a sottolineare una volta per tutte come «al di là della stretta collaborazione e condivisione degli obiettivi con la Procura, sia stato determinante in questo caso più che mai la collaborazione della vittima è stata. È una cosa di fondamentale importanza, prima di tutto perché parliamo di reati odiosi come lo è di per sé lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina: arrivare già sfruttati ed essere poi vittime di segregazione e violenze sessuali rappresenta una grave prostrazione per una persona che sta cercando di fuggire da un paese dove vive male e non ha prospettive, alla ricerca di prospettive di miglioramento. Trovare la forza di riscattarsi, di denunciare, di dialogare con forze di polizia e con un paese che non ti ha accolta nel migliore dei modi secondo me è elemento determinante».

Le intercettazioni: Se vuoi venire conosco una persona che fa il contratto

Sono emblematiche le intercettazioni telefoniche registrate dalla Squadra Mobile. «Se tu hai qualcuno che vuole venire in Italia, la legge flussi è già aperta e conoscono una persona che il contratto per venire qui», dice Samah ad un connazionale. Nell’inchiesta è stato coinvolto anche Federico Colonna, dipendente di uno studio di Latina. «Dalle conversazioni emerge che il Colonna - osservano gli investigatori - perfettamente consapevole delle condizioni dei richiedenti, su indicazione di Moustafà, predispone un Cud e buste paga inserendo importi nel Cud e nelle buste paga che gli vengono suggeriti dal cittadino egiziano a seconda dell’utilizzo a cui questa documentazione dovrà essere sottoposta.

«Le persone che scelgo io danno 4.000 euro a testa»

Semplice e drammatico come spesso succede. Il sistema «just married» ruota attorno al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso la falsificazione dei documenti necessari al rinnovo dei permessi di soggiorno che gli interessati pagavano in vario modo, comprese le prestazioni sessuali.
La prova di un meccanismo illegale che contribuiva all’ingresso e permanenza di immigrati clandestini è contenuta nelle intercettazioni telefoniche autorizzate dal Tribunale di Latina a febbraio 2015. Si legge nell’ordinanza del gip, Mara Mattioli, che «gli indagati stranieri si attivavano per reperire cittadini extracomunitari interessati a venire in Italia dietro pagamento di cospicue somme di denaro» e per questo fine si occupavano anche della falsificazione dei documenti necessari per ottenere il permesso di soggiorno o il rinnovo dello stesso con la complicità di cittadini italiani, organizzando anche matrimoni simulati di stranieri con cittadine italiane, le quali accettavano dietro compenso. E così il permesso era assicurato.

Ampio servizio in edicola con Latina oggi (28 aprile 2016)
 

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