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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Una legge per salvare  i braccianti
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La rivolta dei braccianti indiani

Latina

Sottopagati e sottoposti al pizzo dai caporali, i lavoratori agricoli hanno deciso di cambiare atteggiamento e ribellarsi

La comunità dei braccianti Sikh di origine indiana è in fermento e per la prima volta, dopo un paio di decenni di permanenza silenziosa che è valsa ai variopinti lavoratori col turbante in testa l’appellativo di «fantasmi», ha cominciato ad alzare la voce per reclamare un trattamento più umano sui luoghi di lavoro e il rispetto delle regole sindacali connesse al loro impiego nei campi. Cosa sta succedendo nelle campagne dell’intera provincia pontina? Apparentemente niente, a giudicare dalle ispezioni degli ultimi giorni in una dozzina di aziende agricole che impiegano manodopera straniera. I carabinieri ne hanno visitate 9 venerdì scorso, e i circa cento lavoratori trovati all’opera nei campi, prevalentemente indiani, sono risultati tutti in regola coi permessi di soggiorno e con i documenti di ingaggio per il lavoro. Lo stesso esito hanno avuto ieri altre ispezioni condotte dalla polizia: due aziende erano chiuse e momentaneamente inattive, un’altra è risultata in regola sotto tutti i profili.
Eppure il fermento tra i Sikh è alle stelle, ed ha raggiunto l’apice nei giorni scorsi con uno sciopero nella piana di Fondi che ha visto 600 braccianti disertare i campi. La questura di Latina ha censito ufficialmente 9.054 braccianti indiani muniti di regolare permesso di soggiorno e ritiene che le pratiche di regolarizzazione in corso di istruttoria relative a membri della comunità Sikh siano all’incirca 200.

L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (6 maggio 2016)

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