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Sabato 03 Dicembre 2016

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Immobile confiscato, niente sospensiva per lo sgombero
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Niente indennizzo per l'amianto

Sabaudia

Niente indennizzo a causa dell’esposizione all’amianto nei confronti di cinque persone all’epoca dipendenti della “Cantieri Posillipo spa”. Con sentenza depositata il 16 maggio, la Suprema Corte di Cassazione (sezione civile) ha messo la parola fine a questa vicenda che si trascina da oltre dieci anni, confermando dunque il giudizio della Corte d’Appello. I ricorrenti, che hanno intentato la causa contro l’Inps, avevano richiesto di ottenere il riconoscimento del beneficio contributivo per l’esposizione all’amianto previsto dalla normativa vigente in materia. Secondo il consulente tecnico d’ufficio, con la perizia citata all’interno della sentenza di Cassazione, il limite indicato dalla normativa prevenzionale sarebbe stato superato «solo per coloro che svolgevano mansioni di carattere esecutivo e operativo», per cui falegnami, allestitori, magazzinieri, elettricisti, verniciatori, motoristi; insomma, gli impiegati tecnici con mansioni operative nel cantiere. 

Per il consulente, invece, chi non partecipava all’attività esecutiva era esposto soltanto «al rischio derivante dalla presenza di fibre aerodisperse nell’ambiente di lavoro, non sufficiente a determinare il superamento della soglia». Per la Suprema Corte di Cassazione, che conferma quanto già messo nero su bianco dai giudici d’Appello, ci sarebbe stata una «mancanza di prova» in relazione a un diretto coinvolgimento dei ricorrenti «in quelle fasi del processo produttivo che, secondo la valutazione del consulente, avevano comportato un’esposizione all’amianto superiore ai limiti di legge». Questo anche perché i ricorrenti in primo grado «non avevano allegato, come sarebbe stato loro onere, in cosa consistessero le loro precise e concrete mansioni che li avrebbero esposti ad amianto in misura uguale agli operatori impiegati direttamente nella produzione». «Il lavoratore - scrivono i giudici della Cassazione - non può limitarsi ad affermare di aver reso la prestazione in ambienti nei quali vi era dispersione di amianto, ma deve anche dimostrare, sia pure nei limiti del rilevante grado di probabilità, di essere stato personalmente esposto a una concentrazione di fibre superiore alla soglia legale». Ciò nel caso di specie non sarebbe avvenuto.
Per questo motivo, respingendo i vari rilievi mossi dalla difesa dei ricorrenti avverso la sentenza della Corte d’Appello risalente al 2010, la Cassazione ha respinto il ricorso promosso da cinque persone all’epoca dei fatti impiegate negli stabilimenti della “Cantieri Posillipo spa”, compensando le spese di giudizio tra le parti.

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