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Domenica 04 Dicembre 2016

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Errori di comunicazione con la Regione Lazio e gli studenti restano senza bus

Pontinia

Si tratta di soli quattro giorni di scuola, ma a causa di un mero errore di comunicazione alla Regione Lazio gli studenti di Pontinia e i loro genitori stanno avendo non pochi problemi per quanto riguarda il servizio scuolabus. In sostanza, agli uffici preposti della Pisana probabilmente non è arrivata la nota con la quale - e questo nell’estate 2015 - il consiglio di istituto della scuola “Manfredini” aveva deciso di accorciare di un’ora l’orario scolastico sia per le elementari che per le medie. A causa di un difetto di comunicazione, però, alla Regione Lazio non è arrivato il documento e pertanto oggi come oggi le classi medie continuano a rispettare il normale orario di uscita, ossia le 13 e 30, mentre le elementari terminano le lezioni alle 13 e 34. E qui nasce l’inghippo. Il servizio scuolabus a Pontinia è svolto dalla società partecipata “Trasco” e, come tutti i servizi a domanda individuale, le famiglie compartecipano alla spesa. Tuttavia la municipalizzata non ha mezzi e operatori a sufficienza per effettuare in simultanea il trasporto degli studenti delle elementari e delle medie e per questo motivo era stato chiesto di far sì che tra l’orario d’uscita delle due sezioni ci fosse un intervallo di almeno un’ora. A causa del difetto di comunicazione con la Regione Lazio - e di sicuro ora l’istituto non può modificare unilateralmente l’orario -, però, entrambe le sezioni ora come ora escono alle 13 e 30, con la conseguenza inevitabile che nella giornata di ieri i genitori hanno dovuto provvedere a riprendere i figli, studenti delle medie, con i propri mezzi. Una situazione che ha creato più di qualche disagio, specie per le famiglie che magari in quelle ore sono impegnate sul posto di lavoro, ma anche in termini di viabilità. «Ecco l'ennesima beffa dopo quella dei numeri civici. A causa di questa mancata comunicazione – ha attaccato il candidato sindaco Paolo Torelli – si è venuto a creare un vero e proprio disservizio, determinando altresì condizioni di scarsa sicurezza per i ragazzi e disagi alle famiglie. Il Comune - conclude - avrebbe dovuto riconoscere il proprio errore e provvedere quantomeno a restituire i soldi spesi per un servizio di cui ora le famiglie, per il mese di giugno, non potranno beneficiare».

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