Era il mese di ottobre di quattro anni fa quando all'alba, con un blitz in grande stile, i carabinieri eseguirono 11 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta antidroga denominata "Bassotti". Secondo gli inquirenti, che hanno indagato per due anni, il quartiere San Valentino, a Cisterna, era stato trasformato in una sorta di Scampia pontina, con tanto di vedette pronte ad avvertire gli spacciatori dell'arrivo delle forze dell'ordine, 50-70 clienti al giorno, e vendita di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana proveniente da Anzio, Velletri, Fondi e Formia. Oggi, iniziata l'istruttoria nel processo a 11 imputati, il primo testimone, un acquirente di sostanze stupefacenti, ha però negato di rifornirsi da quel gruppo.

Sotto accusa i presunti leader dello spaccio a San Valentino, Gianluca e Pasquale Zuncheddu, Claudio Amabile e Franco Iacomussi. E ancora: Massimiliano Massaro, Stefano Pirazzi, Alessandro Pau, Luca Di Sabatino, Patrizio Pennacchia, Ugo Giacobone e Marcello Setteceli. La difesa, rappresentata tra gli altri dagli avvocati Oreste Palmieri, Angelo Farau, Aurelio Cannatelli e Stefano Iucci, ha presentato una serie di eccezioni sulla genericità delle accuse mosse agli imputati, ma tutte le eccezioni sono state respinte dal giudice Silvia Artuso. Sul banco dei testimoni è così salito il primo teste, un corese bloccato dai carabinieri con della droga a Cisterna. Quest'ultimo ha però dichiarato che la sostanza stupefacente l'aveva acquistata da uno straniero, in un bar di Rocca Massima, e non dagli imputati, e che alla vista della pattuglia a Cisterna, spaventato, l'aveva buttata dal finestrino. Prossima udienza, davanti al Tribunale di Latina, il 7 novembre, quando verrà conferito a un perito l'incarico per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche ritenute interessanti per il processo, dopo che nel corso delle indagini sono state intercettate ben 15.444 conversazioni.