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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Beni confiscati a un camorrista del clan Di Lauro, quello che ha ispirato Gomorra
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Beni confiscati a un uomo vicino al clan Di Lauro, quello che ha ispirato Gomorra

Vive a Latina, 7 milioni sequestrati

La realtà rappresentata dalla fiction di Sky “Gomorra” che ha tenuto incollati milioni di italiani alla televisione è meno lontana di quanto immaginiamo dal tessuto economico e sociale latinense. Da oltre dieci anni a Latina vive e opera infatti Domenico Cardone, cinquantenne napoletano con un passato che non ti aspetti, considerato uomo di fiducia del clan Di Lauro, il potente sodalizio di Secondigliano che ha ispirato la famiglia Savastano protagonista della serie televisiva ideata da Roberto Saviano.
Il contesto
Del resto se la forza di un clan camorristico non si misura solo con la potenza di fuoco e la capacità di imporsi sui rivali, ma anche e soprattutto con l’abilità di ampliare i propri affari e riciclare i proventi delle attività illecite senza destare le attenzioni degli investigatori, allora quella dei Di Lauro è considerata ancora oggi una delle famiglie più organizzate e temute ben oltre i confini di Secondigliano, tanto da allungare i suoi tentacoli fino al capoluogo pontino proprio nel tentativo di infiltrare i suoi uomini di fiducia nella società. Come Cardone, che non aveva lasciato la terra d’origine per colonizzare un nuovo territorio, ma probabilmente per distogliere dall’attenzione degli investigatori campani i propri affari e un tesoro illecito fatto di immobili, appartamenti e negozi soprattutto a Napoli tra corso Vittorio Emanuele e corso Secondigliano oltre che a Latina intestati a moglie e figli, il cui valore è stato stimato in circa sette milioni di euro.
La missione in realtà gli è riuscita solo in parte. Domenico Cardone è stato bravo a mimetizzarsi tra i latinensi tanto che in pochi oggi, a distanza di cinque anni, ricordano le inchieste che lo hanno travolto e uno dei figli è stato candidato alle recenti amministrative senza che il passato del padre macchiasse il suo impegno politico. Ma il cinquantenne ha fallito l’obiettivo principale visto che nel marzo del 2011 era finito sotto la lente d’ingrandimento della Questura di Latina: la Divisione anticrimine aveva ottenuto a suo carico sorveglianza speciale e sequestro dei beni che poi aveva portato alla confisca confermata anche dalla Corte Suprema di Cassazione nel 2013.

(Articolo completo su Latina Oggi del 19 giugno 2016)

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