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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Operazione Terminal, sei arresti
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Operazione Terminal, sei arresti

Latina

Il gruppo operava tra Terracina, Latina, Roma e Napoli. Questa mattina il blitz della Polizia

Sei arresti, di cui quattro in carcere e due ai domiciliari e altri quattro indagati destinatari di misure di natura coercitiva quale l'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Questi i numeri dell'operazione "Terminal" che ha visto gli agenti della della Squadra Mobile di Latina – IV Sez. Antidroga congiuntamente ai colleghi del Commissariato di P.S di Terracina entrare in azione alle prime luci dell'alba  dando esecuzione a dieci Ordinanze di Misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Marco Ginacristofaro.

Gli arrestati
Finiscono in carcere Gennaro Marano (detto Genny) di 19 anni, Bruno Santos Menichini (detto brasiliano) di 26 anni, Alessandro Cascarini (detto il Giaguaro) di 31 anni. Ai domiciliari invece Marco Mauti (detto Morfeo) di 20 anni e Giorgia Dal Re (detta Ursula) di 24 anni. Obbligo di firma per Emilio Mattei di 25 anni, Marco Gallinaro di 20 anni, Vanessa Di Mauro di 23 anni e Christian Calandrini (detto Gas) di 37 anni.

L'operazione
Alla complessa operazione di polizia giudiziaria è stato dato il nome di “Terminal” in ragione del fatto che gli indagati, per non essere intercettati dalle forze di polizia ed eludere le indagini, utilizzavano svariati mezzi di trasporto pubblico che cambiavano frequentemente limitando al massimo l’eventualità di essere seguiti. Non a caso le indagini hanno impegnato gli Agenti in lunghi pedinamenti tra le provincie di Roma e Napoli ove avvenivano gli approvvigionamenti di sostanze stupefacenti destinate al mercato di Latina e di Terracina.
"I responsabili di tali illecite attività si sono distinti altresì per l’efferatezza dimostrata più volte in occasione delle mancate riscossioni di crediti - si legge nella nota della Questura - Gli stessi infatti, non solo davano prova di essere in possesso di armi da sparo che esibivano per affermare la propria leadership criminale ma, come appurato dagli inquirenti, più volte le utilizzavano esplodendo colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio. La ricostruzione di tali fatti, verificatisi anche in luoghi pubblici di Terracina e S. Felice Circeo, è stata difficoltosa per gli investigatori anche a causa delle poca collaborazione delle persone presenti ai fatti. Non a caso il calibro criminale, dato dai precedenti penali di alcuni degli indagati e la diretta discendenza di Marano Gennaro, con uno dei più temuti clan camorristici campani “ il Clan Licciardi”, contribuiva ad elevare la caratura criminale degli stessi alimentando il timore di intimidazioni e rappresaglie"

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