Un bando vinto promettendo la restituzione dei soldi del contributo pubblico. Sarebbe questo l'asso nella manica che ha permesso al Consorzio Sis di aggiudicarsi l'appalto miliardario per l'autostrada Roma-Latina e per la Bretella Cisterna Valmontone. Una gara, però, sulla quale pesa adesso un ricorso da parte degli sconfitti (Impregilo, Astaldi, Pizzarotti,Ghella) che sono andati al Tar e all'Autorità anticorruzione. Il problema sta in un passaggio dell'offerta economica presentata da Sis: non uno sconto ma la promessa di restituire in toto i 902 milioni di soldi pubblici del progetto di finanza con un piano di rientro di 30 anni. 

Come scrive questa mattina Sergio Rizzo sul Corriere della Sera: "C’è infatti un contributo pubblico di 902 milioni, e quello scatena una guerra senza precedenti. Alla gara indetta dalla Autostrade del Lazio, società pubblica al 50% fra Anas e Regione Lazio, si presentano in due: il consorzio Sis, composto dai torinesi Dogliani e dall’iberica Sacyr, e un’alleanza tutta italiana fra Impregilo, Astaldi, Pizzarotti e Ghella. Quando si aprono le buste dell’offerta tecnica sono in vantaggio i quattro italiani. Ma alla verifica dell’offerta economica ecco il sorpasso. La cordata Impregilo propone uno sconto di 303 milioni del contributo pubblico: da 902 a 605 per l’intera tratta e da 468 a 367 per la sola Roma-Latina. Il suo avversario però spiazza chiunque. Non chiede infatti un solo euro. Non a fondo perduto, almeno. Nel senso che quei 902 milioni li vuole tutti quanti e subito, ma si impegna a restituirli con un interesse del 5%. Dopo trent’anni dall’avvio della concessione e senza garanzie finanziarie". In sostanza, i ricorrenti, si chiedono come sia possibile che gli italo-spagnoli possano restituire quel contributo pubblico in quanto le stime di traffico sarebbero spropositate. Ma lo scorso 6 luglio è arrivata l'aggiudicazione definitiva della gara al consorzio Sis, con conseguente annuncio da parte di Impregilo di un nuovo ricorso. Carte bollate, avvocati, eccetera. La certezza è che l'infrastruttura viaria è sempre più lontana.