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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Spiagge in "classe A", i balneari ricorrono al Tar
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L'Europa boccia l'Italia sulle concessioni: niente proroga impossibile evitare la gara

La sentenza

Già nelle conclusioni dell’ avvocato generale della Corte di giustizia Ue Maciej Szpunar depositate nel mese di febbraio era stato ben evidenziato come la proroga automatica fino al 2020 della durata delle concessioni demaniali marittime e lacustri per le attività turistico-ricettive fosse illegittima. Ed ora è arrivata la conferma dalla stessa Corte di giustizia Ue che, con una sentenza pubblicata oggi, evidenzia come quanto previsto dalla legge italiana di fatto impedisca “di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati". Stiamo parlando di alcuni decreti-legge emessi dal 2009 al 2012 e poi convertiti in legge con cui di fatto lo Stato italiano aveva previsto la proroga automatica delle concessioni in un primo momento fino al 31 dicembre 2012 e poi fino al 31 dicembre 2020. Per l’Europa questo non si può fare ed ora oltre 30mila imprese disseminate sulle coste italiane e anche in prossimità dei laghi potrebbero essere “illegittime” dal punto di vista delle concessioni. Tutto era cominciato con i ricorsi presentati dai gestori di alcune attività in Sardegna e sul lago di Garda che proprio rispetto alle concessioni avevano contestato il mancato rilascio o rinnovo nonostante la proroga automatica fosse in vigore. Quindi i rispettivi Tribunali Amministrativi di Sardegna e Lombardia si erano rivolti all’Europa, sollevando una questione pregiudiziale proprio rispetto quanto previsto dalla legge italiana. Per la Corte di Giustizia Europea quanto previsto dalla Bolkestein va applicato. Con adeguata pubblicità e seguendo tutti i criteri che possano garantire trasparenza, le concessioni vanno messe  bando e questo anche per evitare il “monopolio” sui litorali. Si tratta prima di tutto di libera concorrenza insomma. Al contrario la proroga automatica sarebbe sinonimo di disparità di trattamento per gli operatori del settore. Come nel resto d’Italia anche in provincia di Latina la situazione si complica. La materia è complessa. Le tipologie delle attività presenti sul lungomare (ed in alcuni casi anche sui laghi) sono diverse. Ci sono i chioschi le cui concessioni sono comunque soggette a bando, almeno in teoria. Ci sono poi realtà storiche tra cui stabilimenti con hotel o annessi ristoranti che però hanno anche concessioni per la spiaggia. Quello che si prospetta è una montagna di ricorsi, i balneari del resto sono più volte scesi in piazza. L’Italia comunque è stata bocciata.