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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Interdetto il campo di calcio di Tuma e Cha Cha
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Bando per assegnare gli impianti. Parlano i presidenti delle squadre dilettantistiche

Latina

Il giorno dopo la pubblicazione della determina comunale che segna il punto di volta nella gestione degli impianti sportivi è quello delle domande e dei dubbi. E gran parte delle strutture in questione sono campi di calcio: 15, per l’esattezza, sui 17 totali in possesso del Comune, quelli che andranno riassegnati attraverso una gara. E l’operato delle società dilettantistiche che vi operano ormai da anni con prime squadre e settori giovanili, adesso, verrà inevitabilmente rimesso in discussione. L’intento dell’amministrazione comunale è quella di mettere finalmente ordine nell’anarchia generale che ha contraddistinto fino ad ora la gestione dei campi di calcio. Nelle ultime due stagioni, infatti, si è proceduto in moltissimi casi a mettere una toppa rinnovando la concessione di un anno, per dare così la possibilità alle società di iscriversi ai rispettivi campionati. Questo, va subito sottolineato, avverrà anche stavolta. E’ pronta infatti una proroga per la stagione in arrivo, in modo tale che le squadre di Promozione e quelle di Prima e Seconda Categoria, nonchè tutte le formazioni giovanili, possano giocare regolarmente il prossimo campionato.
Ma i dubbi dei presidenti dei diversi club sono molteplici quanto legittimi. La speranza generale è che si proceda con criteri precisi, dando la possibilità a chi ha gestito - a volte anche per 40 anni consecutivi - una struttura dedicata al calcio, con tutte le spese che ciò ha comportato, di avere una sorta di diritto di prelazione. Praticamente tutti quelli contattati, poi, ricordano come il Comune, ormai da due anni, non abbia corrisposto il canone di 4.400 euro quale contributo dell’amministrazione alle società dilettantistiche di calcio, come era stato stipulato nell’era Di Giorgi. A creare qualche timore ci pensa anche la quota del canone di affitto che chiederà l’attuale giunta per le strutture: «Bisognerà capire subito se fare calcio dovrà significare fare business o avrà ancora una valenza sociale, come è sempre stato per tutti noi - queste le parole di Naddeo, presidente del SS. Pietro e Paolo - il nostro campo era un cumulo di sabbia con uno spogliatoio. Negli anni tutti i presidenti che si sono susseguiti hanno creato strutture, tribune e recinzioni. L’importante è che si tenga conto di ciò».
Tutti, più o meno, battono sullo stesso punto: «Si dovrà pensare, al momento della stesura del bando, a chi ha portato avanti le strutture negli ultimi 20 o 30 anni - le parole sono di Cavaricci, presidente del Sabotino e della Sa.Ma. - E stare attenti agli affaristi che potrebbero presentare progetti di chissà quale spessore salvo poi rivelarsi degli improvvisati. Per questo non sono molto preoccupato, di gente che fa calcio con passione vera ce n’è sempre di meno. Ma spero che si tenga bene a mente quel che è accaduto in passato, perché chi ha curato le strutture finora ha tutte le intenzioni di continuare a farlo con la stessa dedizione».
«Bene il bando - ha affermato Belvisi, patron del Montello - Io confido nell’intelligenza dell’attuale amministrazione. Ma sono 45 anni che il Montello è guidato da gente del posto, e sarebbe un vero peccato vederlo finire in mani differenti. Credo che, nel caso dei borghi, anche la territorialità dovrà essere uno dei criteri per l’affidamento».
Altro punto importante su cui si dovrà basare il bando sarà la durata dell’affidamento in questione: «Importantissimo che si parli di più di qualche anno, come credo che sia - ha detto Lello Gallucci, patron dell’Agora Fc che gioca nell’impianto noto a tutti come il Santa Rita, ora Lorenzo Giannandrea - Ci sono progetti che noi abbiamo da tempo in cantiere e che aspettiamo di realizzare. Questo potrà avvenire solo a fronte di una concessione pluriennale. E’ chiaro, poi, che alcuni impianti fanno gola più di altri. Si spera dunque nella prelazione».
Stiamo parlando spesso di piccole realtà, che fanno scuola calcio e molto spesso a prezzi a dir poco popolari: «Ci si dovrà mettere anche una mano sulla coscienza - ha detto Alessandro Moro del Bainsizza - Come società calcistiche affrontiamo spese vive pazzesche per luce, gas e soprattutto acqua, senza contare la manutenzione. Aggiungere a questo anche un canone troppo elevato significherebbe mettere in difficoltà tutti. A quel punto bisognerà farsi due conti e capire se vale realmente la pena continuare a fare attività sportiva in certi termini».
A parte qualche eccezione, si deve sottolineare come le strutture non solo siano state curate e mantenute, ma spesso siano state apportate notevoli migliorie. Fare lavori a casa degli altri non vuol dire diventarne proprietari, questo è certo, ma sembra nelle intenzioni del Comune tenere in qualche modo conto di quel che è stato fatto. Almeno lo sperano tutti i presidenti, che presto si riuniranno per confrontarsi ed essere compatti perché le cose si regolarizzino ma senza stravolgere troppo il quadro attuale. Quello che, lo auspicano tutti, dovrebbe essere il primo scopo anche dell’amministrazione.

(da Latina Oggi del 15 luglio 2016)

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