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Martedì 06 Dicembre 2016

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Coletta apre a Confartigianato: scenari di convergenza

Damiano Coletta, candidato sindaco

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Nomine in Comune e legami di parentela, lo scivolone di Coletta

Il caso

E’ probabile che il sindaco Damiano Coletta fosse soprappensiero o comunque distratto mentre l’altra sera nei giardini del Comune si andava parlando di legalità e trasparenza. Il questore De Matteis era stato chiarissimo e comprensibilissimo quando a proposito di legalità aveva sottolineato che si tratta soprattutto di un modo di pensare e di comportarsi, prima ancora che di un’attenzione all’osservanza delle norme.
Giusto il 12 luglio scorso, lo stesso giorno del convegno su legalità e trasparenza, una determina dirigenziale dava corso alla volontà espressa dal sindaco Damiano Coletta di procedere all’assunzione di tre persone da assegnare alla struttura Affari Istituzionali, con il compito di supportare l’Ufficio di Gabinetto. Si tratta di tre donne: Daniela Finotti, Michela Bondioli e Federica Reggiani. Tre figure che andranno a far parte dello staff del Sindaco e che vengono assunte con contratto a tempo determinato, limitatamente al periodo di permanenza del primo cittadino. Tutto regolare, tutto secondo legge.
Ma Federica Reggiani, nostra valente collega giornalista, si dà il caso sia la figlia del neoassessore alla Cultura Antonella Di Muro, il che la espone nella imbarazzante quanto immeritata vetrina del nepotismo e delle raccomandazioni.
Intanto Federica Reggiani non aveva bisogno di alcuna agevolazione per poter entrare di diritto nello staff del sindaco dopo avergli curato la comunicazione durante tutta la campagna elettorale, e soprattutto non meritava questa ingloriosa sovrapposizione familiare.
L’assessore Di Muro, che conosciamo come persona capace e di larghe vedute, avrebbe dovuto prevedere che si sarebbe creata una situazione di conflitto, ed avrebbe dovuto avere la prontezza e la lungimiranza di declinare l’invito ad assumere il ruolo di assessore, per consentire alla figlia di poter entrare a testa alta in Piazza del Popolo.
Ma non è mai troppo tardi per porre rimedio a scivoloni del genere; non avendo ancora intrapreso di fatto l’esercizio pieno del mandato, l’assessore Antonella Di Muro potrebbe benissimo dimettersi e fare un figurone nei confronti dell’intera città. Sarebbe oltretutto una lezione indimenticabile per il sindaco Coletta, vero responsabile di questa imperdonabile gaffe inanellata dopo mesi di propaganda col solito refrain del cambiamento e della trasparenza.
Il sindaco della svolta morale non può davvero concedersi il lusso di accreditare come ordinaria o normale la situazione che si è venuta a creare con l’assunzione della figlia di un suo assessore; non è quello che il 75% di mezza popolazione di Latina voleva da lui. E se esagera chi pretende un bando pubblico per l’assunzione a tempo determinato di personale di fiducia, è esagerata anche la nonchalance con cui Coletta implicitamente dice alla città che adesso che è sindaco può fare esattamente quello che cavolo gli pare. Quello che il sindaco dovrebbe fare, è dare l’esempio. E sarebbe ora di cominciare.

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