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Sabato 10 Dicembre 2016

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Guadagni illeciti, confiscato il patrimonio di Feola

Latina

È stato depositato in questi giorni dal Tribunale di Latina il decreto di confisca di tutti i beni riconducibili a Pietro Feola, 49 anni, legato in passato agli ambienti della malavita pontina ed extra-pontina. A comunicarlo è la Questura di Latina, che attraverso l'attività della Polizia di Stato, su impulso del Questore De Matteis, ha portato alla suddetta confisca.
La carriera delinquenziale di Feola inizia nel ’90, quando viene arrestato per tentato omicidio, tentato sequestro di persona, rapina aggravata per aver aggredito e accoltellato, insieme ad un tunisino, il proprietario di un locale pubblico per strappargli la catenina che aveva al collo. Era accompagnato dai noti pregiudicati Ioca e De Bellis con i quali  era stato denunciato dalla Squadra Mobile per vari reati tra cui lesioni personali, minaccia aggravata e porto abusivo di armi, stupefacenti, falso ricettazione.
Negli anni ’90 il Feola fa parte di uno dei due gruppi, all'epoca contrapposti, di criminali che, per l’acquisizione di una posizione di predominanza nell’ambito della locale criminalità organizzata, dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e il traffico di stupefacenti, causò il conflitto a fuoco avvenuto in questo capoluogo nel Gennaio 1993 e a seguito del quale morì il De Bellis.
Eclatante, nel 1995, è stato il fermo di polizia giudiziaria da parte dei Carabinieri su disposizione della Procura di Modena per una rapina in danno di una gioielleria che da indiscrezioni dell’epoca, si disse in giro, gli fruttò circa 100 milioni di vecchie lire.
Nell’anno successivo fu sottoposto, per tre anni, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Latina.
Sempre nel 1996 fu condannato a 4 anni per la rapina a Modena e già allora i giudici valutarono che Feola conduceva un tenore di vita “del tutto inadeguato all’apparente carenza di legali fonti di reddito”.
Negli anni successivi fu arrestato per detenzione e traffico di stupefacenti, rapina usura, estorsione e si accompagnava con il noto pluripregiudicato Radicioli Alessandro, poi ucciso in un agguato in Sezze.
Nel 1999 la Corte di Cassazione emise a suo carico sentenza di conferma della condanna in appello del Tribunale di Bologna, per una rapina effettuata in quella città, in concorso con altri pregiudicati, che fruttò un bottino di 250 milioni di lire in gioielli e di 92 milioni, in assegni e contanti.
Nel 2004 il Corpo Forestale dello Stato di Latina lo ha denunciato per aver realizzato su terreno agricolo, un basamento in cemento armato e blocchetti delle dimensioni di mq 261, che ha determinato, in modo stabile e permanente la modifica dell’assetto urbanistico territoriale della zona, con alterazioni dello stato dei luoghi e un mutamento sostanziale del territorio di rilievo estetico e funzionale. Tale struttura, fu sottoposta all’epoca dei fatti a sequestro, con apposizione di sigilli, ma il Feola li ha reiteratamente violati, realizzando lussuosi manufatti con piscina. Per queste continue violazioni il Nipaf eseguì anche un ordine di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari.
Il tenore di vita del predetto è stato sempre molto alto: viaggi all’estero, soggiorni su navi da crociera.
Gli investigatori , in questo caso, hanno richiesto solo la misura patrimoniale perché secondo le risultanze degli accertamenti gli averi di Feola e dei suoi familiari conviventi sono da considerarsi frutto di un accumulo illecito. In tale contesto, i magistrati, condividendo le ipotesi della Polizia di Stato hanno ritenuto che tutte le sue disponibilità appaiono sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati avendo motivo di presumere che essi siano il risultato di attività illecite ovvero ne costituiscano il reimpiego.
Prima di giungere alla confisca dei beni lo stesso patrimonio, nel febbraio 2015, fu oggetto di sequestro preventivo in virtù della comprovata possibilità che nelle more della conclusione del procedimento preventivo tutte le utilità potessero essere disperse o alienate vanificando l’applicazione della misura. Si aggiunge che nell’udienza di discussione della misura patrimoniale i difensori e i periti di parte non sono riusciti a “smontare” le ipotesi investigative che hanno determinato l’apertura della procedura e l’applicazione dei sigilli.
Quindi tutto il complesso mobiliare, immobiliare e finanziario, per un valore di circa 1 milione di euro, “congelato” l’anno scorso, è stato confiscato definitivamente all’esito del procedimento di prevenzione.
I beni oggetti dell’ablazione sono , intestati al proposto, alla convivente ed al figlio della convivente si concretizzano in un terreno di 81,14 are (oltre 8000 metri quadri) su cui sono costruite due ville con una piscina, n.3 autovetture, n. 1 motociclo, n.5 conti correnti, n. 4 libretti postali, n. 3 polizze pegno, n. 2 carte post pay, n. 1 impresa individuale.

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