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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Dipendente in mobilità per anni: maxi stangata da mezzo milione di euro sul Comune

Il palazzo che ospita il Consiglio di Stato a Roma

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Confermata l'interdittiva antimafia alla Icem

Minturno

La terza sezione del Consiglio di Stato ha confermato definitivamente l’interdittiva antimafia per la Icem di Minturno. La società aveva presentato appello contro il provvedimento emesso il 21 novembre 2013 dalla Prefettura di Latina, su richiesta della Prefettura di Crotone. La società, collegata ai lavori eseguiti sulle banchine del porto di Le Castella, nel Comune di Isola Capo Rizzuto, era stata destinataria dell’informativa antimafia, ed era stata oggetto di attività di indagine da parte del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone. In seguito al provvedimento si era vista revocare dell’aggiudicazione relativa dei lavori di difesa e ricostruzione del litorale di Minturno del Direttore dell’Agenzia regionale per la difesa del suolo della Regione Lazio nel maggio 2014. Nello stesso anno il TAR del Lazio respinse il ricorso, ritenendo che «l’istruttoria compiuta e le valutazioni eseguite dalla Prefettura di Latina hanno consentito di considerare cumulativamente gli elementi di valutazione acquisiti e di giungere, così, a configurare quadro indiziario complessivo, dal quale è stato ragionevolmente desunta l’esistenza di un condizionamento della società ricorrente da parte della criminalità organizzata». I giudici nella sentenza hanno citato passaggi fondamentali dell’informativa dei carabinieri che evidenziavano la contiguità della Icem con la criminalità organizzata e, quindi, il pericolo di una infiltrazione mafiosa nei suoi confronti. Il primo Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone nel 2013, all’esito di un’attività di controllo scrissero «è stata documentata la presenza all’opera di varie ditte e imprese locali, a volte riconducibili alle locali consorterie mafiose». Nella relazione si dà conto della presenza nel cantiere (riscontrata attraverso la specifica identificazione degli automezzi e delle altre macchine da lavoro di loro proprietà) di imprese espressione della malavita. In sostanza per gli inquirenti la Icem vinse l’appalto di circa un milione di euro però lo diede in sub appalto a queste ditte i cui titolari e amministratori sono stati indagati e colpiti da vari provvedimenti restrittivi. La Icem in sostanza, sempre secondo, venne utilizzata come passepartout per entrare nell’appalto e arricchirsi con il denaro pubblico. La società ha sempre sostenuto invece che, una volta acquisiti nel modo indicato personale, materiali e mezzi, essa ha realizzato le opere senza intervento di estranei; la presenza di altri soggetti evidenziata nelle foto scattate dai Carabinieri era esclusivamente legata alla consegna dei materiali. La Icem anche a Formia si è aggiudicato un appalto per il “completamento e ammodernamento della darsena del Porto Caposele” e per la “sistemazione della banchina del porto ed interventi di adeguamento e messa in sicurezza della zona portuale, anche con la creazione di un punto di pronto soccorso”.

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