«Sono enti inutili e devono essere aboliti». I politici lo ripetono da anni. Ne hanno provato a fare una bandiera Governi e giunte regionali. Ma le Comunità Montane resistono a prime, seconde e terze Repubbliche, ad esecutivi di diversi colori e pure a quelli tecnici. Sempre in piedi. Enti che non si è mai notato abbiano lasciato particolari tracce della loro attività sui territori, ma che garantiscono uno stipendio a decine di persone e a pubblici amministratori rimasti senza poltrona o che semplicemente ne desiderano due. E anche quest’anno il corso per le 22 Comunità montane del Lazio e per quella d’Arcipelago non sarà minimo. La Regione ha infatti stanziato per tali enti ben 6 milioni di euro e 1,3 milioni andranno anche alle Unioni di Comuni, organismi ideati dal Governo Monti per superare le Comunità e per raccoglierne l’eredità, ma in sostanza per lasciare un po’ tutto invariato.
Le Comunità montane sono state istituite nel 1971, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo e alla tutela del territorio montano. Quanto è poi accaduto è storia nota. Ed è stato sufficiente un minimo dislivello per far finire in tali enti anche centri balneari come Sperlonga e Terracina. Le Comunità sono state quindi regolate con il testo unico degli enti locali del 2000 e sono state salvate dalla Corte Costituzionale dopo il tentativo di abolirle fatto dal Governo Berlusconi nel 2008. L’idea di trasformarle in Unioni di Comuni è rimasta tale. Anche se al momento alcune Unioni sono state create, con una duplicazione di enti e Comuni che fanno addirittura parte tanto delle Unioni quanto delle Comunità. Quest’ultime nel Lazio sono 22, a cui nel 2000 il governatore Francesco Storace aggiunse anche, sostenendo che fosse utile allo sviluppo di Ponza e Ventotene, la Comunità di Arcipelago. In Regione tutto è fermo alla proposta di passare dalle Comunità alle Unioni. Essendo stati inseriti in bilancio per tali strutture 7,3 milioni, per il 2016 è stato così stabilito che 6 andranno alle Comunità e il resto alle Unioni. Denaro che, tra l’altro, difficilmente potrà essere impiegato per progetti utili ai territori, visto che servirà a coprire le spese relative al personale di tali strutture: solo “l’eventuale parte residua” verrà utilizzata per altro. Ma gli enti montani già sostengono che sei milioni non basteranno per gli stipendi.