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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Aprilia, Cori e Roccamassima sono i comuni pontini a rischio sismico
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Aprilia, Cori e Roccamassima sono i comuni pontini a rischio sismico

Il dossier

Diciannove Comuni, tra cui Latina, classificati in fascia 3A, quella che si caratterizza per pericolosità sismica bassa, ovvero come zona che può essere soggetta a scuotimenti modesti. Undici addirittura in 3B, che comporta un rischio ancor più basso. Solo tre - Aprilia, Roccamassima e Cori - in categoria 2, la media, assegnata laddove possano verificarsi terremoti anche abbastanza forti. Una situazione dunque relativamente tranquilla, quella della provincia pontina? «In parte è così – risponde il geologo Massimo Amodio, affermato professionista pontino da decenni in prima linea sul fronte della prevenzione e pianificazione antisismica. Altrettanto vero è che la normativa è in continua evoluzione: la riclassificazione attuale è del 2004, le direttive sulla pianificazione del rischio di base e la susseguente divisione geografica in Unità Amministrative Sismiche, datano 2009. Entro il 2010/2011, poi, i Comuni avrebbero dovuto dotarsi di studi di microzonizzazione sismica. Non tutti hanno provveduto». Chi è in ritardo, nella nostra zona? «Dalla consultazione del sito istituzionale della Regione Lazio ad oggi risulta che Bassiano, Cisterna, Gaeta, Lenola, Maenza, Prossedi, Roccagorga, Ponza e Ventotene, Sonnino non hanno ancora provveduto o che i risultati non sono stati pubblicati – risponde il geologo -: occorre ottemperare, perché è vero che la nostra zona ha le sue criticità più specifiche nei tre Comuni ricordati, ovvero quelli adiacenti alla zona Colli Albani e la dorsale appenninica, ma ciò non autorizza nessuno a dormire sonni tranquilli. Anche perché parliamo di nuclei abitativi nei quali sono presenti edifici vecchi di secoli. Oggi la vita media di un fabbricato ad uso residenziale è stimata in circa 50 anni: come possiamo essere certi che case così vetuste resistano ad eventuali sollecitazioni sismiche?». Ha recentemente suscitato interesse anche la cosiddetta faglia di Tor Tre Ponti, che periodicamente scuote parte del territorio comunale latinense. «È un fenomeno relativamente nuovo e in fase di studio – precisa il professionista -, dove le oscillazioni registrate sono comunque relativamente lievi e superficiali. Ciò che è maggiormente preoccupante in quella zona è la qualità del costruito, spesso fatto in economia quando non in violazione di licenza edilizia salvo successivo condono. È chiaro che edifici del genere possono risultare estremamente vulnerabili ad una sollecitazione di magnitudo appena superiore a quanto registrato sinora». Ma quanto costa adeguare alla normativa vigente? «Molto – replica asciutto Amadio - e gli oneri sono scarsamente supportati o incentivati dallo Stato a livello di contributi e detassazione. Bisogna poi distinguere tra adeguamento, che comporta l'allineamento agli standard attuali e che obiettivamente è molto difficile da realizzare sia pure in edifici che hanno al massimo 70/80 anni come quelli della nostra città, e il miglioramento, che invece presuppone il raggiungimento almeno del 60% di soddisfazione rispetto a quei parametri, sicuramente più agevolmente affrontabili». Tuttavia, per quanto una provincia possa ritenersi "sicura" rispetto ai fenomeni sismici, esistono interventi previsti dalla legge che vanno effettuati soprattutto negli edifici pubblici, e che spesso vengono disattesi. «Purtroppo riflette il geologo - la relativa tranquillità ha prodotto intere generazioni di amministratori pubblici poco o per nulla sensibili al problema, e lo standard minimo è ancora lontano dall'essere raggiunto». «In Italia poi – interviene il presidente provinciale Fiaip, Santino Nardi – manca quasi completamente la cultura assicurativa relativamente alle abitazioni. Nei Paesi anglosassoni, anche a fronte di un rischio sisimico sensibilmente ridotto rispetto alla nostra penisola, molte case sono coperte in questo senso; da noi è un'eventualità che non si prende in considerazione praticamente mai». «Solo in campo industriale – riprende Amodio – c'è una sensibilità specifica. E con buone ragioni: nel triangolo industriale Latina – Aprilia – Cisterna sono presenti 11 impianti sottoposti alla cosiddetta “direttiva Seveso”, la norma europea che impone il censimento degli stabilimenti a rischio, con identificazione delle sostanze pericolose in esso contenute e potenzialmente invasive. Undici stabilimenti che possono generare, in caso malaugurato di incidente, ricadute anche gravi su una popolazione di 325mila abitanti». Ma questi siti – insistiamo – sono da considerarsi sicuri? «Certamente, ma sono stati realizzati in conformità alle normative vigenti ai tempi della loro edificazione, e come tali certificati. Oggi andrebbero verificati. Ma non diffondiamo allarmismi: la nostra resta comunque una zona a basso rischio». Non confortano invece i dati del dossier Ecosistema scuola di Legambiente. Prendendo non soltanto la provincia di Latina ma anche quella di Frosinone, non c’è nessun edificio scolastico costruito secondo i criteri di bioediliza, mentre solo il 16% ha criteri antisismici. È evidente che, anche nel pubblico, c'è ancora da lavorare.

«Un altro strumento di cui sarebbe opportuno dotare ciascuno stabile è il cosiddetto fascicolo di fabbricato – tiene a precisare il presidente Nardi -: una sorta di certificato storico che annoti ogni modifica strutturale o intervento di cui è stato oggetto l'edificio. Uno strumento potenzialmente anche penalizzante dal punto di vista della quotazione immobiliare – chi comprerebbe un'abitazione sapendo che magari è stata aggetto di una variazione edilizia potenzialmente a rischio? - ma tuttavia un'istanza storica reclamata a gran voce da Fiaip – conclude Nardi -, per tutelare gli acquirenti e professionalizzare al massimo l'opera d'intermediazione dell'agente immobiliare».

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