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Sabato 03 Dicembre 2016

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Il ritorno a scuola col deficit di sicurezza
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Il ritorno a scuola col deficit di sicurezza

Latina

Si pulisce, si spolvera e si risistemano banchi e cattedre affinché tutto sia pronto per il giorno in cui le scuole riapriranno le loro porte agli studenti e agli insegnanti. Ma la domanda che tutti si fanno in questa vigilia, anche alla luce di accadimenti catastrofici recenti è: ma quanto è sicura la mia scuola?
A chiederselo sono soprattutto gli otto milioni di italiani che lavorano e studiano nei plessi scolastici. E i genitori che vorrebbero essere tranquilli nel lasciare i loro figli. Ma una risposta precisa ancora non c’è. Anche se con la «Buona scuola» del Governo, timidi passi avanti con la pubblicazione dell’attesa anagrafe scolastica, per ora solo annunciata, e lo stanziamento da parte del Governo di maggiori fondi per la manutenzione per la messa in sicurezza degli edifici, qualcosa rispetto al passato si muove. Già, l’Anagrafe. Istituita per legge ben 20 anni fa, con la legge 37 del ’96, nonostante sia stata presentata lo scorso agosto dalla ministra Giannini, non è ancora utilizzabile per incompletezza di dati.
Quindi non rimane che rivolgerci a chi in questi anni si è sostituito al Ministero. E cioè a Cittadinanzattiva e a Legambiente. Due associazioni ambientaliste che da anni si battono per la sicurezza nelle scuole. Legambiente soprattutto ogni anno chiede, raccoglie ed elabora i dati relativi a tutte le scuole d’Italia che pubblica poi in un Rapporto, «Ecosistema scuola», in cui vengono analizzati provincia per provincia, regione per regione, notizie fornite dagli stessi enti locali su edilizia, strutture e servizi. Per noi un punto di partenza necessario e importante per analizzare lo stato di salute dei nostri plessi scolastici.
L’ultimo Rapporto, quello dello scorso anno, valuta e considera oltre le informazioni generali sugli edifici, anche le certificazioni, le manutenzioni, i servizi messi a disposizione delle scuole, l’avvio di pratiche ecocompatibili e l’esposizione a fonti di inquinamento ambientale delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e stila quindi una graduatoria generale. Qui troviamo Latina, con un misero 18,5 per cento, al 79° posto su 82 province considerate. Molte sono state scartate per incompletezza di informazioni inviate. Ma tanto per fare un paragone, Trento è al primo posto con il 70,6 %.
Poi calandosi nello specifico e analizzando le buone pratiche, ovvero i servizi di scuolabus, le biblioteche, i finanziamenti per le attività educative, la sicurezza delle aree esterne, le mense e i pasti biologici, la raccolta differenziata e le fonti di energia rinnovabile, Latina si attesta al 77° posto, con 37,6 punti. Belluno, per dire, che ovviamente ha investito di più in servizi, è al primo posto con 132,1 punti.
Saliamo invece al 42° posto non per virtù, ma per rischio ambientale interno ed esterno, per vicinanza a elettromagnetismo, amianto e radon.
Un lavoro importante e completo quello di Legambiente. I dati, spiegano gli ambientalisti, derivano da autocertificazioni compilate dalle amministrazioni in risposta a dei questionari uguali per tutti.
Entrando nel dettaglio, spiega Claudia Cappelletti di Legambiente, sui 71 edifici scolastici amministrati dal Comune di Latina nessuno risulta edificato secondo i principi della bioedilizia o costruito o adattato a criteri antisismici. Nessuna informazione è stata fornita rispetto allo svolgimento della verifica di vulnerabilità sismica, al possesso del certificato di agibilità, di collaudo statico, di agibilità igienico-sanitaria, di impianti elettrici a norma. Tutti gli edifici dovrebbero possedere il certificato di prevenzione incendi ma nessuno ne risulta in possesso. Perlomeno così è stato dichiarato sul questionario. E’ di questi giorni la notizia dell’avviso pubblico del Comune per affidare la manutenzione di qualche impianto già esistente.
Tutti gli edifici sono dotati di porte antipanico e in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa in materia di accessibilità. E i 39 istituti che si trovano su più piani sono in possesso delle scale di sicurezza
Nessuna informazione viene fornita rispetto agli stanziamenti comunali per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici.
Ma eccoci alla notizia positiva. In tutti gli edifici scolastici viene effettuata la raccolta differenziata, anche se della sola carta e plastica. Nelle mense scolastiche la media di prodotti biologici è del 35%. Ma Frosinone è al cento per cento. E in tutte vengono utilizzate stoviglie usa e getta. In nessuna viene servita acqua di rubinetto. Sono 4 gli edifici scolastici con impianti solari fotovoltaici.
Non risultano edifici con strutture in amianto, dichiara il Comune, anche se non sono stati effettuati monitoraggi sulla sua presenza, come nessun monitoraggio è stato svolto rispetto alla presenza di radon. Se non vi sono scuole in prossimità di elettrodotti e di antenne per la telefonia cellulare, ve ne sono invece nelle vicinanze di emittenti radio televisive. Per quanto riguarda invece l’Amministrazione Provinciale, competente per le scuole superiori, gli ultimi dati presentati sono relativi al 2011. Successivamente non ne ha più inviati, afferma Legambiente.
Ma noi le abbiamo. Da notizie di prima mano, sappiamo che l’Amministrazione Provinciale ha partecipato nel dicembre scorso al bando istituito dal Ministero, quello della «Buona Scuola» citato sopra, per indagini diagnostiche strutturali e non strutturali al fine di valutare la sicurezza dei solai degli Istituti scolatici superiori. Bene, su 41 candidature di istituti superiori presentate dai tecnici del nostro Ente, 32 sono stati ammesse a finanziamento. Per un costo di 256.500 euro, di cui 242.000 circa di contributi statali e 14.350 di cofinanziamento da parte dell’ Ente locale si sta per concludere un lavoro importante che secondo i tecnici dell'Ente locale è stato eseguito davvero molto bene dalla ditta reatina che ha vinto la gara. Questo dovrebbe essere un primo step per la sicurezza. Le cifre partono da 5.550 euro assegnati al Pacinotti di San Cosma e Damiano, ai 9 mila euro cadauno al Pollione, al Celletti e al Filangieri di Formia, altri 9 mila al Pacinotti di Fondi. Poi troviamo sempre 9 mila euro per il Manzoni, l’Artistico, il Sani, il Majorana, il GB Grassi, il Vittorio Veneto, l’Alighieri di Latina. Tanto per citarne alcuni. Per Il San Benedetto, sempre di Latina, leggiamo che ci sono state due tranche. Una di 8 e una di 9 mila euro, per edifici diversi. Altri hanno ricevuto cifre intermedie. Insomma qualcosa si sta facendo. Anche se per ora siamo solo alle indagini delle strutture. E non di più. Non ci rimane, quindi, che attendere i risultati. E incrociare le dita.

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