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Venerdì 09 Dicembre 2016

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operazione don't touch

Uno degli arresti per l'inchiesta Don't Touch

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Don't touch: l'identikit degli imputati tracciato dal Tribunale

Latina

A distanza di tre mesi dalla sentenza nel processo principale scaturito dall'inchiesta Don't touch, il giudice Pierfrancesco De Angelis, presidente del collegio giudicante del Tribunale di Latina, ha depositato le motivazioni delle 9 condanne, per un totale di 41 anni e mezzo di reclusione, e delle 3 assoluzioni emesse. In 111 pagine, il magistrato ha così illustrato perché sono state ritenute provate le accuse sulla costituzione circa la costituzione di un'associazione per delinquere e sui diversi reati, dalle estorsioni all'intestazione fittizia di beni, tracciando alla fine degli identikit degli imputati.

Costantino Cha Cha Di Silvio, ritenuto il capo dell'organizzazione criminale, per il Tribunale ha sfruttato "la sua fama criminale nella comunità locale per tenere comportamenti arroganti e vessatori nei confronti di coloro che non sono suoi amici e che debbono a lui sottostare, mantenendo nel contempo un atteggiamento affabile con coloro che considera amici". Un soggetto definito "molto pericoloso".

Gianluca Tuma, per i giudici, è alla "costante ricerca del basso profilo, al fine di poter al meglio curare nell'ombra i suoi interessi economici". "La ricerca del totale anonimato - si legge nelle motivazioni della sentenza - e soprattutto la paura di essere in qualche modo individuato dalle forze dell'ordine, che potrebbero adottare provvedimenti contrari alle sue attività, lo hanno addirittura indotto a non usare il telefono cellulare, fatto obiettivamente anomalo per chi gestisce molteplici contatti lavorativi di natura imprenditoriale e quindi sicuro indice della volontà di sottrarsi a ogni tipo di controllo". Tuma, secondo il Tribunale, è un "soggetto pericoloso per il mondo economico e imprenditoriale della città di Latina, in quanto opera abitualmente con società fittizie che lo rendono di fatto libero da ogni conseguenza negativa di scelte imprenditoriali errate o ancora peggio truffaldine, e in ogni caso lo proteggono dai possibili provvedimenti sanzionatori dell'Autorità".

Angelo Morelli è inquadrato come "uno dei soldati dell'associazione, caratterizzato da indole particolarmente violenta".

Davide Giordani è stato descritto come "la persona che tiene i contatti con il corriere che almeno in due occasioni ha consegnato la droga a Roma per il successivo trasporto".

Riccardo Pasini è stato definito "persona che con la sua attività di informatore delle attività in corso i polizia giudiziaria ha consentito la sopravvivenza dell'associazione".

Parole dure per il carabiniere Fabio Di Lorenzo: "Un appuntato che ha venduto la sua funzione non solo per denaro ma anche per droga. Ha svilito il giuramento di fedeltà e si è posto al servizio di quei criminali che avrebbe dovuto combattere, diventando egli stesso un delinquente".

Favio Alejandro Bortolin è stato descritto come "persona che all'interno della tifoseria del Latina Calcio cede per tre volte cocaina a a tre persone differenti" e che "ha comportato la diffusione di stupefacenti negli ambienti della tifoseria di una squadra di calcio, con le possibili conseguenze in tema di aggressività negli stadi".

Infine Alexander Prendi e Ionut Necula: "Pluripregiudicati che hanno mostrato particolare professionalità nel delinquere, essendo specializzati nei furti in appartamento con la tecnica del buco del muro da loro stessi giudicata infallibile".

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