Proprio mentre i sindaci si preparano a cambiare le regole del gioco nella gestione del servizio idrico e mentre avanza l’idea di far pagare delle penali ad Acqualatina per i disservizi di questa estate, un dossier del Comitato Acqua pubblica fa il conto di tutte le multe saltate, ossia quelle che si potevano contestare e che, invece, sono rimaste nel cassetto. Secondo un calcolo non approssimativo ammonterebbero a 83,5 milioni di euro, dovuti per il «mancato raggiungimento dei livelli di servizio previsti dal contratto».
Le contravvenzioni hanno riguardato un parametro dal nome curioso ma che è nel contratto di gestione e che, se preso in considerazione, avrebbe consentito ai sindaci negli ultimi dodici anni di valutare la qualità dell’acqua fornita, quella della depurazione, nonché il numero dei reclami, del contenzioso con l’utenza, delle interruzioni della fornitura, degli investimenti realizzati e del giudizio di merito assegnato dal garante regionale. Ebbene dal giorno della firma del contratto di convenzione tra società e Comuni (2002) ad oggi non esiste agli atti della società nè in quelli dell’Ato4 una sola di queste valutazioni.

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