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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Il ricordo di un amico per l'ultimo saluto a Benito Di Fazio
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Il ricordo di un amico per l'ultimo saluto a Benito Di Fazio

Sperlonga

Oggi Sperlonga ha dato l'ultimo, commosso saluto all'ex consigliere Benito Di Fazio deceduto due giorni fa a seguito di una caduta in casa. Gremita la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, davvero tante persone hanno voluto rendere omaggio ad una persona così speciale ed alla sua famiglia. Per ricordare l'ex consigliere Di Fazio leggiamo e pubblichiamo il ricordo dell'amico e compagno di strada Nicola Reale letto proprio nel corso del funerale:

"Anche oggi, anche qui, non posso fare a meno di iniziare quest’ultimo saluto con le stesse parole con le quali iniziavo tutte le volte che ti scrivevo un’e-mail: CARO BEN.
Caro Ben,
diceva un filosofo: “Un uomo di carattere non ha mai un buon carattere”. E tu sei stato certamente un uomo di carattere.
Eri tenace e ostinato, a volte irremovibile. Non era facile scardinare una tua convinzione, farti modificare un’idea. La tua impulsività non era facilmente gestibile.
Eppure abbiamo lavorato per tanti anni insieme - senza sosta, di giorno o di notte - e sempre siamo riusciti a trovare il punto d’incontro, la soluzione migliore. Perché di certo non ti faceva difetto l’intelligenza, e l’intelligenza è il passepartuot che consente di aprirsi alla comprensione dell’altro. Sembravi brusco, aspro, senza mezzi termini, senza sfumature.
Solo chi ti è ha conosciuto da vicino, poteva scorgere, dietro la tua granitica fermezza, anche una dimensione di tenerezza, a volte di fragilità.
Solo chi ti ha voluto bene poteva scoprire il tuo bisogno di affetto, di solidarietà, di amicizia.
E proprio sul sottile crinale dei sentimenti più di una volta ti ho visto cedere alla commozione.
Ricordo la felicità nei tuoi occhi e nella tua voce quando mi dicesti che eri diventato nonno.
E ricordo la tua gioia quando - come un antico patriarca – potevi riunire tutta la tua numerosa famiglia intorno ad un tavolo, intorno a te.
Eri un patriarca.
Eri l’espressione di quell’antica cultura per la quale l’unità della famiglia era un valore sacro e inviolabile. Ed infatti tutta la tua grande famiglia è sempre stata unita attorno a te. E oggi vive la tua scomparsa come la perdita di un punto di riferimento fondamentale.
Ho sempre pensato che la tua scorza dura fosse anche una sorta di difesa dal doloroso evento di fronte al quale la vita ti mise, ancor giovane, con la perdita della tua amata Esperia. Ti trovasti da solo a dover crescere tre bimbi, ma scegliesti di non dare mai una seconda madre ai tuoi figli.
E anche questa tua fedeltà fu un segno di una cultura antica alla quale non volesti venir meno.
Eri rigoroso, severo, esigente, determinato in ogni cosa che richiedeva il tuo impegno e la tua responsabilità: nella famiglia, nella professione, nel tuo impegno politico.
E quel tuo rigore, quella tua inflessibilità venivano spesso confusi con l’arroganza o con l’antipatia da chi è abituato al pressappochismo, da chi considera le regole un intralcio di cui liberarsi.
E dunque eri una persona scomoda, fastidiosa, antipatica per coloro che hanno fatto dell'acquiescenza, del conformismo, del quieto vivere o della sottomissione e del servilismo il proprio stile di vita.
Hai subìto angherie, scherno, offese, minacce, che hai sopportato con quella dignità personale che ti ha sempre caratterizzato e che era uno dei segni distintivi del tuo animo. Fino a quella infame minaccia scritta nottetempo da qualche “eroe” sul muro della tua casa e che è servita solo a far capire agli sperlongani a quale punto la mentalità mafiosa fosse giunta ad inquinare la vita del paese.
Ma anche di fronte a quelle minacce, che avrebbero intimorito qualunque cittadino, tu sei andato avanti, diritto per la tua strada, perché sentivi il tuo impegno per la difesa della legalità come una missione da compiere, nel tuo paese, tra i tuoi concittadini.
Avevi la fibra del combattente, ma di quei combattenti che si incontrano solo nelle fiabe: quei combattenti che non indietreggiano mai; quei combattenti – come leggevamo da ragazzi nei racconti – capaci di affrontare da soli cento soldati e mille difficoltà.
Tu hai trasformato la fiaba in realtà e lo hai fatto non perché dovevi conquistare qualcosa per te, lo hai fatto solo per l’amore che avevi per Sperlonga, lo hai fatto soltanto per la repulsione che provavi verso ogni forma d’ingiustizia e d’illegalità.
E proprio quello spirito guerriero che ti ruggiva dentro ti aveva portato, all’età di 70 anni, a scegliere di impegnarti nella vita politica del tuo paese.
Eri già un affermato professionista, eri già alla fine della tua carriera professionale, avevi insegnato per tanti anni in molte scuole, dovunque apprezzato sia dai colleghi che dagli studenti, e dunque cosa poteva ormai spingerti ad entrare in politica se non la voglia e la volontà di portare nel tuo paese quello stesso rigore, quello stesso senso di giustizia e di equità, quello stesso senso di onestà, di autenticità che facevano parte del tuo modo di essere e che avevano già segnato la tua vita familiare, la tua professione, gli anni di insegnamento.
E a 70 anni accettasti la sfida più difficile, la scommessa più rischiosa: quella di innestare nel tessuto sociale del tuo paese il tuo amore per la libertà; quella di sradicare il tuo paese da una mentalità politica medievale per portalo in quella cultura politica moderna,
che garantisce ad ognuno la libertà di pensiero, di parola, e di azione, nel rigoroso rispetto dei princìpi di uguaglianza, di giustizia e di legalità. Volevi trasformare la vita politica di Sperlonga, portandola ad essere un paese dove per chiunque fosse normale poter salutare, poter parlare con il proprio avversario politico e dove la diversità di pensiero fosse il sale della democrazia.
Il tuo sogno era quello di liberare questo paese dalla costrizione e dal controllo e per questo chiamasti la Lista con la quale ti candidasti a sindaco “Sperlonga Libera”.
E per difendere quei princìpi e quei valori nei quali credevi fermamente e che giudicavi non negoziabili hai continuato a lottare anche quando le forze ormai non ti assistevano più; hai continuato a lottare fino al tuo ultimo giorno di vita. E se quel maledetto incidente non ti avesse fermato, proprio ieri saresti stato impegnato in una Assembiea dell’Associazione per la lotta alle mafie Antonino Caponnetto, con la quale da qualche tempo collaboravi attivamente.
Per questo sei stato un uomo di valore.
Sei stato un uomo di valore perché eri innanzitutto un uomo libero. Sei stato un uomo di valore per la tua profonda competenza professionale: quella competenza che in qualche aula di tribunale ha fatto andar via a testa bassa i migliori urbanisti italiani, professoroni universitari ed ex ministri della Repubblica.
Sei stato un uomo di valore per l’amore con cui hai legato la tua famiglia.
Sei stato un uomo di valore perché non hai mai avuto paura.
Caro Ben, abbiamo vissuto insieme una grande sfida: la grande sfida per il cambiamento.
Eravamo solo in 5, soltanto 5. Come le dita di una mano. E come le dita di una mano ci siamo sempre mossi in sintonia, legati da valori comuni, da obiettivi comuni, ma anche da un forte sentimento di amicizia.
E’ stata un’esperienza politica, ma soprattutto un’esperienza umana che ci ha segnati nel profondo e che porteremo per sempre dentro di noi.
E voglio sperare che la tua testimonianza di vita resti d’esempio per le nuove generazioni, perché ricordino ciò che diceva un grande poeta: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”.
Sabato scorso, quando mi è giunta la dolorosa notizia che ci avevi lasciato, tra le immagini di tanti ricordi che porto impressi nella memoria, ne è emersa spontaneamente una: ti ho rivisto in quel viaggio che facemmo 7 anni fa in Basilicata; un viaggio che hai sempre ricordato con grande piacere e che più volte avevi chiesto di ripetere. Ti ho rivisto mentre andavi sorridente, sereno, spensierato, proprio come un bimbo, su quell’altalena dove tutti in gruppo ci fermammo a giocare, nonostante la nostra età.
Quel giorno vedemmo un’aquila che volava sopra di noi, maestosa, alta nel cielo.
E ora mi piace pensare che ci hai lasciato per tornare su quell’altalena, per volare leggero, sempre più leggero, in alto, sempre più in alto, ancora più in alto, nel vento che accarezza e scompiglia i tuoi bianchi capelli.
Ciao, Ben. E’ stato bello.
Nicola Reale"

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