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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Il cerchio magico degli incarichi
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Condannato per stalking...ma la vittima è al suo fianco in tribunale

Latina

Due anni e nove mesi di carcere a fronte di una richiesta di condanna a tre anni avanzata dal pubblico ministero, il sostituto procuratore Marco Giancristofaro. E’ questa la pena comminata ieri mattina dal giudice Mara Mattioli che in Tribunale a Latina ha giudicato Alessandro Mantovani colpevole delle accuse di stalking e tentata estorsione aggravata. Un caso che risale al 2105. Da allora e fino ai primi mesi del 2016, l’uomo avrebbe costretto la donna con cui viveva e da cui ha avuto anche un figlio, a subire continui maltrattamenti. Giorni e giorni di violenze e minacce che varcavano anche i confini della coppia e della casa che dividevano. L’imputato infatti, dopo l’accusa di stalking, ha dovuto rispondere anche delle minacce con cui aveva tentato di costringere il padre della donna a consegnargli, sembra in più occasioni, alcune somme di denaro. Da qui l’accusa di tentata estorsione aggravata.
La denuncia e l’avvio del processo potevano rappresentare la fine della storia e del rapporto tra i due conviventi, ma ieri in aula il colpo di scena. La donna, la vittima dei maltrattamenti e delle persecuzioni dell’uomo, era al suo fianco a chiedere una pena mite. Tra i due infatti, in questi ultimi tempi, le cose sembra siano cambiate radicalmente e sia avvenuta la riconciliazione. A questo punto la pubblica accusa, che ha dovuto tenere conto del fatto che l’imputato fosse recidivo, e soprattutto della gravità delle accuse, ha chiesto al giudice una sentenza di condanna a tre anni di reclusione. La difesa, sostenuta dagli avvocati Alessia Vita e Umberto Salvatori, è invece riuscita a mitigare tale richiesta e ad ottenere lo sconto di 3 mesi, da qui la condanna a due anni e nove mesi di reclusione.
Il reato di stalking, procedibile su querela di parte con termini doppi rispetto ad altri reati proprio per la delicatezza e della gravità delle condotte, prevede pene da sei mesi a 4 anni che aumentano fino a un terzo, nel caso in cui la vittima sia un coniuge separato o divorziato o un convivente. Nel caso di minore le cose si aggravano anche maggiormente con la procedibilità d’ufficio e pene aumentate fino alla metà.

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