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Domenica 04 Dicembre 2016

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aula scolastica
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Pochi insegnanti si sostegno, le nomine dal Ministero non arrivano

Provincia

L’anno scolastico 2016-2017 è iniziato ormai da un mese, eppure ancora oggi tanti giovani di tutta la provincia pontina sono penalizzati e non possono seguire le lezioni come i loro compagni. Si tratta di tutti quegli studenti che necessitano di un insegnante di sostegno che possa seguirli in un percorso di didattica speciale per l’integrazione perché affetti da disabilità. Ma attualmente tutto ciò non è possibile perché quest’anno, più di quelli passati, il Ministero è in ritardo con le nomine e l’assegnazione delle figure professionali.
Le segnalazioni aumentano giorno dopo giorno e arrivano da ogni parte della provincia, ma giunti ad un mese dall’inizio delle lezioni, le denunce diventano sempre più dure. Ora i genitori non si sentono più sicuri a lasciare i figli da scuola perché non è più sostenibile pensare che restino a lezione senza un insegnante di sostegno che possa seguirli vista la singolarità delle loro condizioni
Le preoccupazioni, infatti, sono molteplici. Da una parte il comprensibile timore dei genitori per lo sviluppo dei propri figli, che non hanno una figura di riferimento che li sappia guidare, dall’altra anche il disagio di sapere che senza un professionista che li sappia gestire, gli studenti, viste le loro condizioni molto particolari, potrebbero creare difficoltà agli insegnanti ordinari e ai loro compagni di classe.
Una situazione paradossale che vede come vittime, oltre gli studenti, sia i genitori che le stesse scuole, le quali non possono fare altro che attendere che il Miur assegni loro gli insegnanti di sostengo visto che le dirigenze scolastiche non possono farlo di loro iniziativa.
Ma le denunce dei genitori sono più che comprensibili visto che, da quanto era stato detto nei giorni scorsi, le nomine da parte del Ministero dell’Istruzione dovevano essere completate entro il 3 ottobre, per poi assegnare immediatamente le figure professionali ad ogni istituto della provincia. Alcuni di questi sono riusciti a colmare il gap, altri invece ancora sono oggetto delle lamentele di molte famiglie che, almeno fino a ieri, sono state costrette a portare i propri figli a casa per tutta una serie di preoccupazioni che non permetterebbero loro di andare a lavoro con serenità e tranquillità.

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