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Sabato 10 Dicembre 2016

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Incendio a Ventotene domato dai volontari

Ventotene

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"Il crollo non resti senza responsabili"

Ventotene

Non si dà pace e non riuscirà a farlo fino a quando non avrà vinto la sua battaglia.
Una battaglia intrapresa in maniera "involontaria" purtroppo per circostanze tragiche, ma che vuole continuare a condurre fino in fondo anche per lasciare il “vessillo” di questa vittoria a tutti gli italiani. In questo caso rappresentato da una sentenza di condanna.
Bruno Panuccio, papà di una delle due ragazze morte a Ventotene, a seguito del crollo di un costone a Cala Rossano avvenuto nell’aprile 2010, a pochi giorni dal processo di Appello (fissato al 19 di ottobre) è pronto a rinnovare il suo appello.
«In Italia, tutte le sentenze relative al dissesto idrogeologico fanno riferimento alla fatalità. La causa di tante sciagure accadute, quindi, è stata sempre la fatalità, perchè non ci sono mai state le prove del contrario. Questo mi sembra che sia un insulto al buon senso degli italiani.
La sentenza di primo grado relativa alla tragedia di Ventotene, invece, è la prima che riconosce le responsabilità degli amministratori e tecnici in merito al dissesto idrogeologico».
Per questo, per Panuccio, se si riuscisse a dimostrarlo fino all'ultimo grado sarebbe «il primo caso in Italia in cui un amministratore risulta responsabile di una tragedia che ha colpito persone e luoghi».
«Si tratta di una sentenza importante - ha aggiunto -, stabilendo una volta per tutte che, se un amministratore non ottempera al suo dovere di sorveglianza e controllo, viene condannato. E qualora non faccia il suo dovere per coscienza civica, per lo meno lo farà per paura di una condanna». Per questo, Panuccio auspica che la condanna sia confermata in Appello «perchè solo così si potrebbero avere nuove conseguenze, nuovi controlli e nuove prescrizioni in materia di dissesto idrogeologico». In merito al processo, giunto a sentenza nel febbraio 2014, ha precisato: «Come cittadino ritengo che sia un insulto già parlare di omicidio colposo, quando si nascondono documenti, quando non si chiude una spiaggia, quando si ha la consapevolezza che c'è un rischio frana, tanto da avanzare una richiesta di fondi alla Regione, e poi non si mette un cartello di pericolo su quella spiaggia. Di fronte a tutto questo non fare c'è dolo, c'è un fare negativamente per mero interesse commerciale. E quindi bisognerebbe parlare di omicidio doloso e non colposo».
Per questo Panuccio attende l'udienza di Appello fissata per mercoledì e auspica che non ci sia un rinvio del processo, essendo la prescrizione fissata ad ottobre 2017. Anche se pare possa slittare per difetto di notifica. «Se non cambia il vento e si trova una soluzione la mia e la vostra rischia di restare solo una vittoria di Pirro», è stato il suo sfogo amareggiato su un social network.

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