Cinque giorni bloccati in aeroporto ad Istanbul. Un incubo iniziato venerdì pomeriggio quello di Laura Luccone e Andrea Vispi, due giovani fidanzati di Norma che erano partiti per una vacanza negli Stati Uniti. Il volo di ritorno nel pomeriggio del 6 gennaio è atterrato all’aeroporto Ataturk. Un semplice scalo. Poco più di due ore previste.
«Abbiamo invece capito subito che ci sarebbero stati problemi - ci dice Laura Luccone al telefono mentre, ancora ieri mattina, era in coda in attesa di sapere se sarebbe ripartita o meno -. Nevicava e tutta la zona era sotto una coltre di neve. Avevamo la coincidenza dopo due ore, ma cinque minuti prima dell’imbarco, dopo un cambio di due gate diversi, il volo è sparito da ogni monitor».
Così sono iniziati cinque giorni di paura, di timore, di senso di abbandono. «Voglio dirlo chiaramente: siamo stati abbandonati a noi stessi. La compagnia aerea ci ha messo a disposizione, dopo la prima notte, un albergo, ma poi nulla più. Per tre giorni abbiamo fatto avanti e indietro - a proprie spese - dall’hotel. Giorni interi ad aspettare, a fare code. Dodici, quindici biglietti cambiati, nemmeno ricordo più il numero esatto. E ogni volta, dovevamo informarci noi correndo da un gate all’altro, aspettare, poi puntualmente, cinque minuti prima, la cancellazione».
Laura lo premette subito: lei, il fidanzato, le decine di compagni di (dis)avventura lo capiscono che con una situazione meteo come quella trovata a Istanbul, le cancellazioni andavano messe in conto. Cosa non avevano invece messo in conto allora?
«Un trattamento incredibile. Nessuna informazione, difficoltà di comunicazione dato che non tutti parlavano inglese in aeroporto, e già questo è incredibile. E poi la paura. Diffusa».

Articolo completo su Latina Oggi del 11/01/2016