L’amministrazione comunale di Sperlonga confida nella giustizia, è compatta e «la nave non affonda». Questa in sintesi la reazione della maggioranza all’operazione “Tiberio”, che ha portato all’arresto del sindaco Armando Cusani, del responsabile dell’ufficio tecnico Isidoro Masi e di Massimo Pacini, prima all’Urbanistica e ora all’Ambiente. E nel medesimo procedimento penale risulta indagato anche l’attuale sindaco Francescantonio Faiola. A poco più di sei mesi dalle elezioni l’amministrazione è alle prese con una situazione politicamente difficile, al di là degli aspetti giudiziari che saranno definiti eventualmente nelle sedi opportune.
Il rischio, infatti, è quello di paralizzare la macchina amministrativa. Due settori strategici del Comune sono attualmente privi del responsabile del servizio, essendo stati Masi e Pacini sospesi. E parliamo dell’Urbanistica, settore finito al centro di “Tiberio”, e dell’Ambiente.
C’è nell’inchiesta «Tiberio» un aspetto di nessuna rilevanza penale, per il momento, che offre un brutto spaccato degli intrecci tra una parte politica e alcuni segmenti delle forze dell’ordine operanti sul territorio. E’ un fenomeno oggettivamente marginale che non ha inciso sulle indagini ma che evidenzia una speciale cordialità e l’influenza che possono esercitare alcuni uomini vicini ad Armando Cusani o lui stesso. In particolare i dialoghi del factotum, Giuseppe Di Lelio, sono indicativi: è lui che chiama alcuni vertici militari, tra cui lo stesso generale Mario Palombo, per chiedere trasferimenti di ufficiali o militari semplici da una caserma all’altra, da una città all’altra, da un settore all’altro in un turbinio di interessi che sfiora il ridicolo. E nel contempo si parla di voti per le elezioni a Sperlonga: almeno in un caso viene registrata la richiesta di voti ad un militare e ai suoi familiari. Di Lelio e Palombo per esempio parlano dell’«amico in divisa» che sta indagando su Sperlonga :«... ma tanto ci sto facendo il piattino pure a lui... stai tranquillo», dice il generale a Di Lelio nel dialogo riferito «alla situazione dell’albergo». Contatti diretti si ritrovano inoltre con almeno un paio di investigatori che operano nella zona, in quanto di loro competenza. Una nuvola grigia di rapporti rimasta impenetrabile fino a gennaio dello scorso anno, quando sono cominciate le intercettazioni telefoniche e ambientali sul giro delle turbative di incanti partendo, però, dall’inerzia dell’ufficio tecnico negli interventi sugli abusi presso l’hotel Tiberio.

Il servizio completo in edicola con Latina Oggi (23 gennaio 2017)