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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Allarme del Codacons: Comune di Latina a un passo dal dissesto
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Commissariati per vocazione

Parola al direttore

Quello che ci aspetta è un anno complicato, ricco di incognite e di insidie, ma se avessimo la capacità di trarre qualche spunto dalle ultime disavventure politiche, giudiziarie, economiche e sociali che hanno messo a dura prova la tenuta della nostra provincia, potremmo sfruttare il tracciato riconoscibilissimo delle cose da non fare e degli errori da non ripetere, per incamminarci su un terreno meno accidentato di quanto potremmo aspettarci.
Il punto di partenza con il quale fare i conti per indovinare un percorso finalmente nuovo, è senz’altro la vicenda del rinnovo dei vertici di Acqualatina e quello che si è trascinata dietro. Dopo mesi di assenza dagli schermi, quando la percezione generale della qualità politica dei nostri rappresentanti era già ridotta ai minimi termini, con un colpo magistrale è tornato a farsi sentire l’uomo chiave del centrodestra pontino, il senatore Claudio Fazzone: stava per cadere nell’imboscata promossa da Maietta e Di Giorgi per sottrargli il predominio e il controllo sulla spa più ambita del territorio, ma ha risposto con una serie di colpi che sarà difficile dimenticare, ivi compreso l’uso spregiudicato che Fazzone è riuscito a fare del Partito democratico, adoperato come un ariete per scardinare le maggioranze di Terracina e Latina, e poi lasciato in un angolo a fare da spettatore a quello che sarebbe effettivamente accaduto dentro Acqualatina. Cioè niente, o meglio un rinnovo simulato, all’insegna dello slogan gattopardesco del «cambiamo tutto per lasciare le cose come stanno».
Se per tornare a farsi sentire la politica ha bisogno di ripetersi replicando le scene peggiori, davvero non sappiamo che farcene di questa politica. Abbiamo imparato, in sette Comuni diversi, a fare a meno del sindaco, della Giunta e del Consiglio, e ad apprezzare l’operato spiccio ed onesto di un gruppo di commissari prefettizi che si tiene lontano dai proclami e dai progetti che non verranno mai realizzati, e che si adopera per dare risposte, anche se minime, ai problemi ordinari della gente.
Su quella scia, abbiamo imparato anche ad apprezzare la costante attenzione che un Prefetto pone ai problemi dell’intera provincia, lavorando quotidianamente per fare squadra con tutte le istituzioni e per dare all’intera comunità pontina il senso di protezione che le è mancato troppo a lungo. Insomma, stiamo scoprendo di non avere davvero bisogno della politica sterile, improduttiva e rapace alla quale siamo abituati. Ma non possiamo farne a meno, e se non saremo noi a farlo, qualcun altro andrà a votare al nostro posto per eleggere, laddove è vacante, la nuova classe politica che ci accompagnerà per un altro pezzo di strada. Dovremmo avere la capacità di discernere e di scegliere i migliori, sapendo che i migliori non possono comunque stare, perlomeno in questa fase, tra le file dei partiti che ci hanno deluso. Non possiamo affidarci vita natural durante ad un governo di commissari, né dovremmo piegarci a turarci il naso per agevolare reingressi indesiderati. E non dobbiamo nemmeno assuefarci all’idea che debba essere una Procura a togliere di mezzo coloro che gli stessi cittadini possono escludere negando loro il proprio consenso. Se questa provincia vuole rinascere, deve farlo da sola, anche correndo il rischio di sbagliare di nuovo, ma stavolta con il coraggio e l’umiltà di chi sperimenta, e con la forza di chi non si arrende.