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Sabato 10 Dicembre 2016

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Allarme del Codacons: Comune di Latina a un passo dal dissesto
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La difficile scelta degli elettori

L'editoriale

Non sarà semplice per i cittadini del capoluogo orientarsi nella scelta del voto del prossimo 12 giugno per restituire un sindaco alla città.
Quelli che si ritengono democratici e/o di sinistra partono con una certezza di vantaggio: non vorranno saperne di tutto ciò che sa di destra e concentreranno la loro attenzione sul magma politico che si muove attorno al Partito democratico di Moscardelli e Forte, e attorno a «Latina Bene comune» di Damiano Coletta. Altro non c’è, e coloro che hanno già a nausea l’inutile e poco comprensibile conflitto etnico di casa Pd sanno già che diserteranno le urne per far valere la loro alterità rispetto alle beghe di un partito locale che ha momentaneamente smarrito anche l’ultimo appiglio ideologico con i grandi temi della sinistra, che non sa proporre progetti e programmi credibili per la città, che non sa costruire una piattaforma di idee su cui tentare di cementare qualcosa di nuovo, fosse anche la più semplice delle strategie per una ripartenza sulle ceneri della disfatta prodotta da vent’anni di governo cittadino della destra. I meno ideologici e i meno snob, i più portati a fare concessioni, potranno orientare la loro disaffezione verso il partito regalando un gettone di fiducia al movimento di Coletta o consegnando la loro manifestazione di protesta al Movimento 5 stelle, non si sa ancora bene quale.

Fin qui, il margine di successo del Pd è ancora ampio, ma è presto per prevedere con sufficiente approssimazione se il pezzo di partito di Moscardelli aderirà perfettamente all’altra metà di partito che accompagnerà Forte nella corsa verso la poltrona di sindaco. Le primarie di novembre non sono state un banco di prova spendibile per indovinare gli scenari futuri della scalata del Pd verso Piazza del Popolo: non è infatti ancora chiaro cosa farà, e come, il candidato che ha perso le primarie, e soprattutto non si comprende come potranno dare il loro contributo le forze di centrodestra che hanno aiutato Enrico Forte a vincere contro Galante. Paradossalmente, quelli che dentro il Pd hanno perso le primarie potrebbero essere la maggioranza del partito, e potrebbero non avere molta voglia di spendersi per un candidato imposto con qualche aiutino moderato alle primarie. Volendo cimentarsi in un’analisi spericolata, non sarebbe facile stabilire se l’estraneità di un Galante nella galassia del Pd sia superiore o meno alla quota di diffidenza che si è generata attorno alla figura di Forte. Con questa abbondanza di presupposti problematici, Moscardelli e Forte farebbero meglio a sbrigarsi per trovare un punto di convergenza che possa consentire di spendere un’immagine unitaria del Pd da qui ai prossimi mesi. La situazione sull’altra metà dello scenario politico locale, a destra, è addirittura più complicata e di difficile gestione. Forza Italia è reduce da un paio di clamorosi errori che non le sarà difficile superare. Nell’autunno 2014, anziché cogliere al volo la minaccia del sindaco di farsi da parte, gli azzurri avevano deciso di tenere in vita l’amministrazione Di Giorgi con la bombola di ossigeno. Una scelta di per sé sensata, ma che avrebbe dovuto avere un seguito fino a fine consiliatura. La decisione muscolare di Fazzone per farsi largo in Acqualatina ha invece gettato Forza Italia e l’intero centrodestra locale nella confusione più totale. Dopo essersi pubblicamente e reciprocamente giurati odio eterno, gli azzurri e Fratelli d’Italia si vedono oggi costretti a fare i conti con la necessità di doversi ricompattare per avere una chance di sopravvivenza e qualche remota possibilità di tornare a governare la città che hanno definitivamente affondato. Questo spettacolo non è il migliore al quale gli elettori moderati possano assistere: lo snobismo di sinistra si traduce a destra in rabbia e livore, e non basterà riuscire a rimettere insieme le diverse anime della destra per convincere fascisti e meno fascisti, cattolici ed ex democristiani, che valga la pena regalare un voto a una promessa di pace che non potrà essere mantenuta. Soprattutto perché è chiaro fin da adesso che la regia di una eventuale ricomposizione della destra sarà la stessa di sempre, quella di Claudio Fazzone. Così, nel popolo di destra, molti di coloro che non sceglieranno di starsene a casa, andranno al seggio per manifestare il proprio dissenso votando per i grillini.
Grillini che a dispetto dei sondaggi a livello nazionale potrebbero deludere qui a Latina, non fosse altro perché il capitale di tre parlamentari e un paio di consiglieri regionali è stato dilapidato con un colpo di spugna di Grillo e Casaleggio, e perché l’espressione migliore del movimento pontino è legata alle figure dei tre parlamentari recentemente epurati.
La decisione di «Latina bene comune» di trasformarsi da movimento in partito politico dovrà fare i conti con gli umori di casa Pd da un lato e con la capacità dei grillini di raccogliere consensi dall’altra: benché la formazione di Damiano Coletta sia attualmente quella più trasparente e portatrice delle intenzioni gestionali migliori nell’universo locale, resta comunque un’esperienza civica la cui fortuna si gioca sul terreno accidentato dell’inedita scommessa elettorale.
Le liste civiche? E’ stato già sperimentato nell’ultima tornata elettorale amministrativa di Latina che l’appeal della cosiddetta società civile sul terreno politico è molto risicato tra gli elettori, che se proprio debbono andare al voto preferiscono farlo con qualche speranza di vittoria piuttosto che in nome della dispersione dei consensi.
In un panorama simile, è arduo pronosticare chi ce la farà, ma si può già scommettere che a vincere saranno il partito dell’astensione e quello della protesta.

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