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Borgo Piave
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Sei teste per la variante Malvaso

Latina

Si profila la richiesta di rinvio a giudizio per quattro ex amministratori comunali, due progettisti e un ex dirigente

Non sono stati inutili gli interrogatori cui gli indagati hanno chiesto di essere sottoposti per esporre le rispettive tesi a discolpa nel procedimento sul caso della cosiddetta «variante Malvaso» di Borgo Piave.
Finalmente esperite tutte le incombenze conseguenti la notifica della chiusura delle indagini preliminari, il sostituto procuratore Gregorio Capasso ha deciso quale strada imboccare per l’esercizio dell’azione penale.
Oltre la metà delle persone indagate, in particolare quasi tutti i componenti delle due Giunte che approvarono l’adozione del Piano particolareggiato (12 luglio2012) e poi le controdeduzioni alle osservazioni (8/01/2013), dovrebbero uscire dal processo con una richiesta di archiviazione del pubblico ministero.
Per gli ex assessori Fabrizio Cirilli, Rosario Cecere, Gianluca Di Cocco, Pasquale Maietta, Marco Picca, Marilena Sovrani e Orazio Campo potrebbe essere la fine di una disavventura giudiziaria iniziata nel maggio 2014.
Chi andrà quasi certamente a giudizio con le accuse di abuso d’ufficio e abuso edilizio saranno l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, l’ex assessore all’Urbanistica Giuseppe Di Rubbo, il presunto beneficiario della variante, l’ex consigliere di Forza Italia Vincenzo Malvaso; l’ex dirigente dell’Urbanistica Ventura Monti; i due progettisti e coordinatori della variante Marco Paccosi e Fabio De Marchi. In bilico la posizione di Antonio Petti, progettista della palazzina posta sotto sequestro un anno fa.

L'articolo completo in edicola oggi, 17 gennaio 2016, con Latina Oggi

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