Il punto di vista del Premio Strega Antonio Pennacchi sulle due questioni che tengono banco in questi giorni in città, vale a dire gestione della Ztl e del teatro Comunale, in una lettera inviata alla nostra direzione:

"L'isola pedonale al centro di Latina è una puttanata assoluta. Pure Di Giorgi e Calandrini – quando l'istituirono – si beavano: "Eh, ce l'hanno tutte le città d'Italia, finalmente ce l'abbiamo pure noi. E che siamo, sennò, più stupidi degli altri?". Sì, parecchio più stupidi. Tutti gli altri infatti, in Italia, fanno le isole pedonali perché le città loro – basta guardare un libro di storia – sono state fondate e costruite nel medioevo, se non prima, con la strada principale a misura di carretto e tutte le altre a misura di somaro. Tipo Sermoneta, fatti conto, e quindi l'isola gli tocca per forza.

Ma la tua no, te possinammazzà. La tua città è stata concepita nel novecento a misura d'automobile da Frezzotti, anzi d'autostrada. Ci passavano i camion con rimorchio a doppio senso di circolazione, quand'ero piccolo io. Gli Esadelta e gli Esagamma in piazza del Popolo, al giro di Peppe. A che ti serve – a te – quest'isola del cazzo? Solo a svuotare il centro di Latina dalla sua primaria funzione di cuore pulsante, polo attrattivo e snodo di tutti i traffici e relazioni umane, sociali, civili ed economiche dell'intero Agro. E tu adesso ne hai fatto – specie il pomeriggio o sera – una città morta. "Ai confini della realtà". Non c'è un alito di vento, un'anima in giro. Manco dopo un'esplosione nucleare o il gas nervino, con tutti i latinensi morti dentro casa. E se per caso camminando solo soletto senti uno spiffero alle spalle, fatti subito il segno della croce: è l'Angelo sterminatore che ti è appena passato accanto. Con la falce t'ha sfiorato il collo.

Dice: "No, ma che stai a dire? La domenica pomeriggio è sempre pieno di gente". Sì, ma solo la domenica però, o quando chiami gli alpini, i bersaglieri o i porchettari d'Ariccia. Ma di domeniche ce ne stanno appena 52 nel calendario, mentre il resto – 313 – sono giornate lunghe normali: mattina, pomeriggio, sera e notte inoltrata di deserto assoluto. Deserto dei Tartari. Di Gog e di Magog. Ma che v'ha detto la capoccia a tutti quanti?

Se proprio vuoi, fai allora una chiusura eccezionale del centro la domenica pomeriggio o quando vengono i porchettari – ma "eccezionale" però – e i giorni normali lasciaci campare in pace. E lascia soprattutto campare in pace sta città: questa è Latina già Littoria fondata nel novecento, non è Sezze o Sermoneta. Lì – lo ripeto – ci giravano i somari, qui la strada più stretta è di 12 metri, e in centro 14 o 22. Altro che le mandrie di bufali e somari, qui ci puoi fare proprio un circuito urbano di Formula 1, meglio parecchio di Montecarlo, con tutti i sorpassi che vuoi. A 350 all'ora su corso della Repubblica. Vettel in chicane a piazza San Marco o davanti al bar Mimì. La curva della morte al bar Friuli. (Sia chiaro, però: l'idea originale non è mia, l'ho raccolta tempo fa da Pietro Cefaly; anche se lui – per la verità – quando s'appropria delle mie non cita mai. Ma io sono un signore – che ci posso fare? – e lo cito uguale.)

Latina in ogni caso è in piena stagnazione. Certo la colpa non è di chi governa adesso: le radici affondano nel passato, oltre che nella crisi globale e del Paese. Ma la stagnazione c'è ed è indubitabile – economica, sociale e culturale – con ripiegamenti di massa su sé stessi e incapacità della comunità di costruire nuovi orizzonti e speranze per tutti. Ma chi governa adesso – anche se puro e privo di responsabilità riferite al passato – non può limitarsi al ruolo di semplice notaio della crisi, o alla legalità di un amministratore di condominio. È troppo poco, non basta. Certo occorre anche quello – la legalità come precondizione – ma lui deve soprattutto sognare, progettare e costruire gli scenari e le strutture che proiettino la città oltre i vecchi orizzonti. Verso il futuro. Ma questi nuovi, nuovissimi e diversi orizzonti non possono purtroppo a tutt'oggi – a mio modesto avviso – essere individuati nella desertificazione del centro o nell'affidamento ai privati del teatro comunale (chi era già contrario ai tempi di Di Giorgi, non è che possa diventare favorevole adesso per Coletta). Meglio la Formula 1, allora. Sai i soldi che ci porta? Ci finanziamo davvero tutti i teatri stabili che vuoi. Ci paghiamo pure la clonazione di Strehler. O Bertolt Brecht".