La conversione della restrizione ai domiciliari nella più tenue misura di prevenzione dell'obbligo di firma nei confronti di Armando Cusani, ha comportato l'automatica cessazione dell'effetto della sospensione dalla carica elettiva contenuta nel provvedimento del Prefetto, scattato insieme all'arresto avvenuto a gennaio scorso. Ma solo adesso, per le ulteriori considerazioni di opportunità che si possono collegare alla vicenda del sindaco di Sperlonga, è scoppiato un nuovo «caso-Cusani». Infatti  il senatore del Pd, Claudio Moscardelli, ha annunciato una interrogazione parlamentare sulla incompatibilità sul ruolo di sindaco di Cusani in un Comune che è parte civile al processo in cui il sindaco medesimo è imputato. Non è tardata ad arrivare la risposta, questa volta dal parte del consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Simeone che replica a Moscardelli. "Le parole del senatore - commenta Simeone -  Claudio Moscardelli sul sindaco di Sperlonga, Armando Cusani e su presunte incompatibilità, non possono che lasciare stupiti. Moscardelli dovrebbe sapere che la legge va rispettata sempre, anche quando non ci piace. La legge non ha né amici né nemici. Sottolineiamo a Moscardelli che non esiste per legge alcuna incompatibilità tra il rientro nella carica di sindaco di Armando Cusani ed il fatto che il Comune di Sperlonga si sia costituito parte civile nel processo che lo vede tra gli imputati. Il prefetto, la cui azione Moscardelli con le sue dichiarazioni implicitamente mette in dubbio, nel reinsediare il sindaco Cusani ha semplicemente applicato quanto previsto dalla norma così come ha fatto il suo dovere nell'applicarla quando lo ha sospeso.

Non servono interrogazioni parlamentari perché non si tratta di una questione politica ma giuridica. Basterebbe sapere di diritto. Lo stesso diritto che il senatore Moscardelli conosce essendo avvocato ma che, forse, preferisce da politico ignorare. Noi siamo garantisti sempre e speriamo che le vicende regionali che vedono coinvolto tra gli altri il senatore del Pd, di cui da anni leggiamo appassionati dettagli e rassegne tra ipotizzati abusi di ufficio e contestati rimborsi "facili", comportino la sua completa esclusione dalle vicende che gli vengono contestate. Ce lo auguriamo di cuore per quel senso e rispetto della giustizia che Moscardelli ha voluto negare al sindaco Cusani. La sinistra, è evidente, non vuole giustizia ma ha fame di giustizialismo. Cerca la gogna e non i tribunali. Non entriamo nel merito di questioni umane ma chiediamo a Moscardelli se ha intenzione di presentare analoga interrogazione parlamentare sulla sua vicenda. A lui chiediamo come mai il giustizialismo, anche mediatico, che ha purtroppo riguardato il sindaco Cusani, per lui non vale. A Moscardelli chiediamo come mai, dato il rigore dei suoi solidi e sani principi, quando è rimasto coinvolto nelle note vicende giudiziarie non ha scelto di dimettersi. E sempre a lui ed a suoi chiediamo, per onor di verità, se mai alcuno di noi ha utilizzato vicende giudiziarie ai danni dei nostri avversari per fare politica. In politica conta il consenso. Il resto riguarda chiacchiere più o meno inutili e la coscienza di ciascuno. Noi abbiamo la coscienza pulita perché rispettiamo gli altri e agli altri non auguriamo alcun male ritenendoli innocenti sino al pronunciamento del giudice terzo nei vari gradi previsti dal nostro ordinamento. Ribadiamo che, avendo una sola morale, siamo certi che Claudio Moscardelli verrà scagionato da ogni accusa anche se lui ci ha messo davanti a questa fantasiosa interpretazione della norma nei confronti di Cusani. Perché noi rispettiamo l'uomo, il politico e, soprattutto, la giustizia. Questione di stile, questione etica. E lo stile e l'etica non si possono insegnare, o ci sono o non ci sono. Ci aspettavamo per il rispetto che nutriamo nei confronti del senatore Moscardelli che si sottraesse a quella logica della doppia morale tanto amata dalla sinistra e dal Pd garantisti per se stessi e sempre forcaioli con gli altri ma, evidentemente, ci siamo sbagliati".