Le ansie di una città come quella di Napoli di fronte a problemi enormi, le aspettative, la pressione mediatica che non fa sconti, l'esigenza di non scendere a compromessi, di non privatizzare tutto secondo il mantra della vecchia politica. Seguendo un unico faro: la Costituzione. Oggiper la rassegna "Comuni… in Comune" Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris si è raccontato alla città di Latina (presente anche il primo cittadino di Cerveteri Alessio Pascucci) nell'incontro voluto da Damiano Coletta e moderato dal giornalista Vittorio Buongiorno. Simbolo di legalità e politico di breve ma significativo corso, trascinante nella parlata e nell'affabulazione ("sono capace di parlare dieci ore") De Magistris ha portato la sua esperienza di sindaco in prima linea da sei anni e mezzo ma prima ancora di una scelta fatta per la città ("Napoli è una città piegata, era sommersa di rifiuti e in stato di pre-dissesto, per questo decisi di candidarmi") e di come lo stato d'animo dei cittadini sia passato nel tempo dall'assenza di speranza all'orgoglio della fierezza di sentirsi parte di una comunità. "Sei stato eletto per abbattere un sistema – ha spiegato Coletta – un po' come è accaduto qui, noi dopo un anno e mezzo stiamo finalmente capendo come muoverci e dare un indirizzo".
"Ci vogliono tre anni – ha spiegato De Magistris, non bisogna perdere il contatto con la gente e non fidarsi di quelli di prima o di chi ti dice che è tutto sbagliato. Io ho fatto il contrario di quello che mi avevano detto di fare in una città dove politica e camorra erano ben legate, non ho dichiarato il dissesto, non ho privatizzato i servizi, non ho venduto i gioielli della città. Sono andato contro le politiche liberistiche degli ultimi 40 anni internalizzando tutto il servizio dei rifiuti, rendendo Napoli unica città medio grande italiana a creare una azienda speciale per la gestione dell'acqua (quella presa a modello dall'Abc di Latina) e non mettendo sul mercato nessun servizio di rilevanza istituzionale". L'episodio chiave per De Magistris quando il direttore generale gli disse di chiudere le scuole non avendo il Comune possibilità di fare contratti, capitolo che è un nervo scoperto anche qui a Latina, la città dove lo scorso anno dei plessi sono stati chiusi per problemi con le caldaie. «Le scuole si chiudono se c'è una guerra o una carestia – ha detto il sindaco di Napoli – il diritto allo studio è un diritto costituzionale, sono stato denunciato per essermi opposto alla chiusura delle scuole ma la mia scelta è stata riconosciuta anche dal giudice che ha archiviato. La legge ordinaria va interpretata in maniera costituzionale».