In questi giorni di fine novembre sono stati due politici dei Castelli Romani a chiedere chiarezza alle istituzioni competenti sulle conseguenze dell'incendio verificatosi il 5 maggio scorso nella ex "Eco-X" di Pomezia. In particolare, hanno espresso la loro posizione Ivano Boccali (presidente di Gente Libera) e Luca Andreassi (Pd - consigliere comunale di Albano Laziale). «A sei mesi dal grave episodio - afferma Boccali - non è chiaro quali materiali abbiano preso effettivamente fuoco in quelle ore. A parte ciò, migliaia di tonnellate di rifiuti, che nessuno ha bonificato, si sono macerate in questo lungo periodo sotto l'effetto del sole cocente di questa estate o delle intemperie».
«Doveva essere una conferenza dei servizi risolutiva, almeno così ci era stata presentata. Invece, a leggere il verbale disponibile sul sito istituzionale del Comune di Pomezia, sembra che la montagna abbia partorito il topolino. C'è stata - ha invece affermato Andreassi - una discussione che rimbalza tra le preoccupazioni della Asl Roma 6 relativamente alle caratteristiche inquinanti di quella montagna di rifiuti con esplicito riferimento ad amianto e la richiesta di urgenti provvedimenti per la rimozione a Ispra, che rispedisce al mittente il documento tecnico presentato per varie carenze, auspicando una relazione maggiormente dettagliata al fine di quantificare gli interventi di messa in sicurezza. Fino ad arrivare alla posizione del Comune che sembra ipotizzare la possibilità di un intervento in danno, dopo 200 giorni, e della Regione Lazio, che, e questa mi pare di poter dire sia l'unica vera notizia, si dichiara disponibile a fornire un proprio contributo economico. Altro che riunione determinante».