La Leopolda in salsa pontina non si differenzia più di tanto da quella con cui il Pd nazionale ha eletto il proprio segretario. Diverse idee, scontri e polemiche. Se non fosse che occorre fare i dovuti distinguo, dato che a Pontinia parliamo di un partito che conta un centinaio di iscritti. Il primo atto del segretario di circolo Fabiana Cappelli, ossia il conferimento degli incarichi nel direttivo, non fa che acuire una spaccatura che si era già palesata al voto. Il Pd è diviso a metà, tanto che una lista ha ottenuto il 54 per cento delle preferenze, l'altra il 46 per cento. È proprio quest'ultima compagine a non aver mandato giù la scelta di Cappelli, che ha nominato soltanto esponenti che hanno sostenuto la sua candidatura alle primarie.
«Tale nomina - scrivono in una nota Gianluca Rinaldi, Katia Cengia, Fabio Pedretti, Remo Feudi e Chiara Gambaretto - è stata condotta senza una libera discussione, dal momento che il tutto era stato deciso al di fuori dell'organismo decisionale del partito». E questo - aggiungono - «non tenendo conto dell'altra componente che comunque rappresenta il 46 per cento degli iscritti al Pd di Pontinia». Unica eccezione per un nominativo, inserito però all'interno di una commissione composta da tre soggetti, due dei quali della lista dell'attuale segretario Pd.
«Fatto ancor più grave, a nostro avviso, - proseguono i cinque - è che alla nostra richiesta di aprire un naturale e libero dibattito sulle sopracitate nomine ci veniva risposto che è esclusiva facoltà del segretario decidere le candidature, senza confrontarsi con l'organo decisionale che è appunto il direttivo di circolo. Secondo noi questo comportamento e questa metodologia non propriamente democratica non appartengono al nostro modo di intendere il partito e allo spirito fondante del Pd». Si richiama quindi lo statuto, nel quale si parla di «partecipazione e rispetto della pluralità delle posizioni».
La questione - ci tengono a precisare i firmatari - non è legata a nomine e a incarichi, bensì ai metodi utilizzati, «evidentemente non consoni ai principi del partito stesso, dai quali - sottolineano - ci dissociamo totalmente». Per il domani la minoranza Pd auspica un ritorno al dialogo, ma - assicurano - «da oggi faremo un'attenta analisi e riflessioni sul da farsi nel prossimo futuro». L'obiettivo - concludono - deve essere la crescita del Pd, senza assumere «posizioni personalistiche come quelle viste nell'ultima riunione».