Mentre l'azienda dei Beni Comuni prosegue dritta e a passo stringente per la scelta del direttore generale (i primi colloqui sono iniziati venerdì) che dovrà gestire il trapasso dalla Latina Ambiente al nuovo servizio per la raccolta dei rifiuti, la giurisprudenza si mette a più riprese di traverso rendendo la strada meno dritta e più frastagliata. Dopo la sentenza della Corte dei Conti della Regione Sicilia che aveva stabilito, applicando la riforma Madia, come gli enti locali non possano costituire una nuova società per gestire un servizio prima affidato a una società partecipata dallo stesso ente e fallita, ora arriva una sentenza di eguale importanza, la numero 1964/2017 del 18 maggio 2017 della Corte d'Appello di Venezia, Sezione I penale, pubblicata recentemente anche dal Sole 24 ore. La sentenza conferma una pesante condanna per abuso d'ufficio a carico dei componenti del consiglio di amministrazione e del direttore generale di un'azienda speciale, in relazione alle irregolarità della procedura selettiva svolta per la copertura del posto di direttore generale. In questo caso l'importanza dei principi enunciati non attiene al punto sulla procedura di scelta del direttore generale: nel caso contestato erano considerati violati i requisiti di pubblicità del bando di avviso pubblico e le procedure ristrette e poco trasparenti, mentre a Latina la scelta del direttore generale, fatta con selezione in seduta pubblica, ha seguito i criteri giusti. La parte che può interessare Latina sul fronte del delicato capitolo occupazionale è invece quella dove si definisce la natura giuridica dell'azienda speciale e si sottolinea che il suo ordinamento è disciplinato dall'articolo 114 del Tuel e la qualifica come «articolazione organizzativa della Pa».

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