«Per quale motivo nessuno si degna di rispondere ad una semplice domanda? Perché a Sezze sembra così difficile dare una risposta, mentre amministratori di altri Comuni, anche vicini, hanno già fornito tutte le spiegazioni del caso?». Sono queste le domande che continua a porsi e a porre a chi di dovere Paolo Di Capua, che nelle ultime settimane ha più volte insistito sulla questione dell'applicazione della tariffa Tari sulle pertinenze, che secondo lo stesso Di Capua l'ente avrebbe applicato in modo errato. Una serie di domande semplici, fondamentalmente se la gestione della questione sia legittima oppure no, ma che evidentemente ha messo in imbarazzo la macchina amministrativa setina, tanto da spingere Di Capua ad ipotizzare, nel periodo dei social, che qualche "fake news" possa diventare "true news". L'auspicio è che venga fatta chiarezza martedì mattina in Comune, giornata che l'ente dedicherà alla Trasparenza: «In attesa dell'incontro - spiega Di Capua - alcune considerazioni sono doverose. Se si fosse trattato di una fake news ci avrebbero risposto in massa, sarebbe stata una gara a chi esercitava per primo il potere istituzionale. Ecco perché dubitiamo che sia una notizia falsa, ma siamo orientati maggiormente a credere che sia una true news. Però restiamo basiti per questo atteggiamento di indifferenza, al limite del surreale, dei tati professionisti in città, probabilmente non interessati da questa notizia. Ma quando diventerà Sezze - si chiede Di Capua - un paese normale? Questo silenzio è forse dovuto all'imbarazzo che provano dovendo essere costretti a rimborsare i cittadini per gli anni pregressi? Li vogliamo rassicurare, facendo presente che la domanda è stata fatta per modificare il regolamento, non necessariamente per rimborsare i cittadini. Il senso e lo spirito è quello di costruire, non quello di distruggere. Se il 5 dicembre – conclude Di Capua – non avremo risposte, attueremo un'azione molto semplice a difesa del diritto soggettivo per gli anni futuri».